Vignetta satirica "anonima" condannata

06.07.2023

Lo scrittore Emilio Tringali sarà processato per diffamazione. Il Legale Garufi presenta opposizione


"Sbirromafia 2" sarà pubblicato prima dell'estate. Io non desisto".


Riceviamo e pubblichiamo.

Il 26 maggio 2023 il sottoscritto Emilio Tringali sarà processato per diffamazione su denuncia di Filippo Dispenza, già commissario straordinario del comune di Vittoria.

Si tratta di un evento tanto bizzarro quanto inquietante.

Comincia così la lettera inviataci in Redazione da parte dello scrittore e vignettista Emilio Tringali che riportiamo fedelmente di seguito, insieme all'opposizione del suo Legale di fiducia Santino Avvocato Garufi.

"Non solo è privo di alcun presupposto già nel capo d'imputazione, ma va in violazione di un articolo della Costituzione (il 21) che tutela il diritto di critica, citando espressamente anche quello di satira. Praticamente, siamo di fronte all'ennesimo abuso dell'utilizzo della querela temeraria, un vero delirio che ha ingolfato l'utile e prezioso lavoro del tribunale ibleo, dal momento che il querelante ha già denunciato, all'incirca e per lo stesso reato, diverse decine e decine di persone, tutte nel periodo dei tre anni di permanenza sul territorio vittoriese, singolarmente o "a grappolo".

Se a fare tutte queste querele/esposti fosse stato un cittadino comune, la procura non avrebbe esitato a perseguirlo per le sue evidenti e pretestuose richieste che pretendono di castigare, con lo strumento pubblico della giustizia, chi gli sta antipatico. Ma, trattandosi di un cittadino "più uguale" degli altri, con ruoli e conoscenze ad altissimi livelli istituzionali, gli ha riservato un trattamento speciale, accogliendo ogni sua richiesta. Al processo, comunque, i miei legali dimostreranno l'assoluta mia candida innocenza. Invece, preoccupazione seria e concreta destano le minacce di morte, PUBBLICHE, che mi sono state rivolte da tale Vitangela Mosca (un falso nome di copertura) in un commento presso una pagina di satira cittadina sul social Facebook denominata "Facebrutt - Vittoria" dove si stava criticando la querela alla vignetta.

Mi attendevo attacchi del genere, anche a seguito di gravi sabotaggi incendiari, tant'è che in un'intervista alla TV di un mese prima avevo già annunciato di temere per la mia vita da quanto ho smosso col libro "Sbirromafia. Intuisco fortemente che dietro questo tale "Vitangela Mosca" c'è quell'organizzazione che io chiamo "Sbirromafia" e l'avvertimento è palesato da cosa e da come scrive, dimostrando di conoscermi bene e facendo riferimento ad una mia vignetta del 2016, quella con un grosso e minaccioso Charlie Brown che imbraccia un kalashnikov, provando così che mi segue da tempo, tenendomi sotto tiro.

L'avvertimento è chiaro, scrive che per me c'è il rischio di beccarsi una sventagliata dikalashnikov in faccia, che sono "avvisato e mezzo salvato". In modo criptico, insomma, mi esorta a non scrivere "Sbirromafia 2". Roba da film. Ma, a seguito della mia denuncia, - continua Tringali - clamorosamente, non vengono svolte le logiche e necessarie indagini su Facebook e la procura propone addirittura l'archiviazione del procedimento, lasciandomi senza possibilità di sapere chi è Vitangela Mosca, graziata e giudicata, peraltro, come innocua. Per questo, l'avvocato Santino Garufi ha presentato un severo ricorso all'archiviazione, rammentando ciò che doverosamete si deve fare in questi casi, tenuto conto che ci sono anche le altre due querele per il mio libro, a dare il senso, se ancora occorresse, del pericolo che corro, dal momento che ciò che ho scritto nel 2020 è stato successivamente confermato dal contenuto delle agende di Montante. Vi affermai che la polizia ha dato un'incongruente versione ufficiale dell'omicidio. Mi dispiace dire questo, ovviamente. Ma è così. Normale che qualcuno ora voglia tapparmi la bocca. Perché? Perché vi è chiaramente una connessione tra il sistema Montante e il blitz mortale allo scomodo boss Emmanuello. Questa storia non la vuole affrontare nessuno, malgrado le promesse di "piena luce", poi eluse. Solo di recente sono stato contattato da alcuni giornalisti d'inchiesta. Non chiedo nulla ma, almeno, tutto questo impegno per la verità dovrebbe essere sostenuto dalle istituzioni e dalla società civile organizzata. Ci si può immaginare quanto questo sacrificio in nome della verità mi abbia davvero cambiato la vita, senza enfasi retorica, al punto da preoccupare amici e parenti, isolandomi ed esponendomi a critiche ingiuste e vili. Ma è la paura mascherata di indifferenza che nutre la Sbirromafia. Bisogna combatterla, come hanno coraggiosamente fatto le due donne determinanti del "caso Montante", una magistrato e l'altra poliziotto. Graziella Luparello e Marzia Giustolisi, meravigliose professioniste fedeli allo Stato.

Chiosa: "Sbirromafia 2" sarà pubblicato prima dell'estate. Io non desisto".

Riportiamo di seguito fedelmente come già scritto l'opposizione dell'Avvocato Santino Garufi

ATTO DI OPPOSIZIONE ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE

Il sottoscritto TRINGALI EMILIO, nato a Vittoria il 15.04.1966, domiciliato ex art. 33 disp. att.
c.p.p. presso il difensore Avv. Santino Garufi del foro di Ragusa, persona offesa nel procedimento
penale n. 1453/22 R.G.N.R. Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa, assegnato al
sost. Proc. dott.ssa Silvia Giarrizzo di cui alla notizia criminis iscritta, ex art. 335 c.p.p., nel registro
delle notizie di reato avendo avuto notizia tramite avviso alla persona offesa, ritualmente notificato
in data 13.04.2023, della richiesta di archiviazione presentata dal predetto ill.mo sostituto al Giudice
per le indagini preliminari del Tribunale di Ragusa,
PREMESSO

1) che dagli atti del procedimento non può desumersi l'infondatezza della notizia di reato
per i seguenti motivi:
a) è provato che l'opponente ha notiziato la Procura della Repubblica di Ragusa di fatti
assolutamente gravi sotto il profilo indiziario in data 23.04.22;
b) che in relazione a ciò che è stato denunziato, la persona offesa allegava "screenshot"
dello scritto ritenuto lesivo con il quale l'utente web si esprimeva, riportando il
commento nella sua integralità, nei seguenti termini: "Il diritto di satira è speculare al
diritto del bersaglio della satira di querelare l'autore, se lo ritiene compiuto in modo
oltraggioso. Quindi è tutto normale. Se poi l'oggetto della satira è Maometto, come
si sa, c'è il rischio di beccarsi una sventagliata di kalashnkof in faccia. Anche questo,

tutto normale. Satiro avvisato/mezzo salvato. Dare del "puffo" a un prefetto-
commissario straordinario, pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni, non è

il massimo della delicatezza istituzionale. Dispenza non ha tutti i torti. Secondo me,
stavolta Tringali se la passa male";
c) che, secondo costante giurisprudenza, "il reato di minaccia è un delitto contro la libertà
individuale nel particolare aspetto della libertà psichica ed esso si concreta nel prospettare
a taluno un male futuro, il cui avverarsi dipende dalla volontà dell'agente. La forma e il
modo della minaccia sono indifferenti" (Per tutte: Cass. Pen., sez. V n. 8210).
d) che, con riferimento a quanto sopra riportato, emerge chiaramente la singolarità delle
conclusioni cui perviene l'ufficio del P.M. di cui alla richiesta di archiviazione,
arditamente tese a sminuire il valore della libertà psichica dell'odierno opponente. Il
medesimo ufficio, ritenendo infondata la notizia di reato, ha inteso contestualizzare il
suindicato scritto minatorio nell'ambito di una "critica al diritto di critica", citando, per
una non meglio precisata ragione, il periodico settimanale francese Charlie Hebdo.
Orbene, questa difesa scrivente non può esimersi dall'evidenziare le preoccupanti
ricadute di tali affermazioni, tanto sotto il profilo sociale quanto sotto il profilo
giuridico. La "critica" al diritto di critica, esimente dall'origine sconosciuta, non può
essere invocata per giustificare condotte illecite, altamente riprovevoli nonché
penalmente rilevanti. Legittimando qualsivoglia individuo nell'intraprendere
siffatte condotte stante la conseguenziale impunità delle stesse. Disattesa, dunque,
risulta essere quella forma di vigilanza sull'osservanza delle leggi volta ad una pronta
e regolare amministrazione della giustizia da parte dell'ufficio del P.M.
Ciò che traspare, risulta essere la volontà di immolare nell'altare della c.d.
"delicatezza istituzionale" il diritto di ogni cittadino ad esprimersi liberalmente. Ciò
qualora, il bersaglio della satira sia il potente di turno. Essendo una forma d'arte, il
diritto di satira trova riconoscimento nell'art. 33 Cost., che sancisce la libertà
dell'arte. La satira mette alla berlina il personaggio al di sopra di tutti, l'intoccabile
per definizione. Esalta i difetti dell'uomo pubblico ponendolo sullo stesso piano
dell'uomo medio. Da questo punto di vista, la satira è un formidabile veicolo di
democrazia, perché diventa applicazione del principio di uguaglianza.
Questo per comprendere il tenore logico-investigativo sotteso alle indagini compiute.
2) Che le indagini sinora svolte dalla Dott.ssa Silvia Giarrizzo, sost. Procuratore della
Repubblica del Tribunale di Ragusa, pur essendo state disposte in maniera puntuale,
non sono state esaustive ad appaiono di tutta evidenza lacunose.

Invero, il sost. Proc. disponeva su delega di accertare quanto denunciato con i riferimenti
puntuali in ordine alla denuncia ma le attività investigative non si sono proiettate in una ricerca
ad ampio spettro in ordine al presunto autore del delitto. Tutt'altro.
La PG operante, a dispetto dei potenti mezzi in dotazione alla stessa, di fatto, rintracciava
un'unica Vitangela Mosca residente a Lecco la quale, debitamente escussa a s.i.t., riferiva di
non conoscere il Tringali Emilio, disconoscendo il commento postato da utente alla medesima
estraneo. Ciò non di meno, in ordine alle medesime indagini, le stesse, non si sono proiettate
all'acquisizione dei dati del traffico telematico in ordine al soggetto escusso a s.i.t. Invero, il
sost. Procuratore brevemente e, con mera formula di stile, ha inteso affermare che "con
riferimento all'ipotizzata minaccia aggravata il limite edittale di pena non consente
l'esperimento di indagini telematiche quali l'acquisizione di files di log ai fini
dell'identificazione dell'autore reale del commento". Tuttavia, secondo quanto previsto dal
D.L. n. 132/2021 " se sussistono sufficienti indizi di reati per i quali la legge stabilisce la pena
dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a tre anni, determinata a norma
dell'articolo 4 del c.p.p., e dei reati di minaccia e di molestia o disturbo alle persone con mezzo
del telefono, quando la minaccia, la molestia e il disturbo sono gravi, ove rilevanti ai fini della
prosecuzione delle indagini, i dati sono acquisiti presso il fornitore con decreto motivato del
giudice su richiesta del pubblico ministero...".
Pertanto, giusto e necessario appare l'accertamento non operato dal P.M.

Alla luce di quanto esposto ed al contrario di quanto sostenuto nella richiesta non sembra esserci
alcun dubbio in ordine alla configurabilità del reato di cui alla denuncia e che appaiono
assolutamente necessari gli accertamenti non operati ai fini di una corretta determinazione dei fatti e
delle responsabilità.

Tanto premesso, ai sensi e per gli effetti dell'art. 410 c.p.p. propone

O P P O S I Z I O N E

Alla richiesta avanzata dal P.M. per il procedimento in oggetto e fa istanza alla S.V. Ill.ma affinche'
Voglia disporre, in base a tutto quanto esposto in premessa, la prosecuzione delle indagini preliminari.
Ove l'Ill.mo G.I.P. Voglia fissare udienza in camera di consiglio a norma dell'art. 409 comma
secondo c.p.p. così assicurando alla persona offesa la tutela prescritta dalla direttiva 51, legge
16.2.1987 n.81 con il presente atto nomino difensore di fiducia l'Avv. Santino Garufi del Foro di
Ragusa, con studio in Vittoria, via Principe Umberto n.203, tel. 0932/861888.

In foto la vignetta "condannata".