Quando tocchi il fondo delle tue forze – Profesor Dr. Leoluca Criscione e il coraggio di ricominciare

08.07.2026

Ci sono storie che non iniziano con una scelta, ma con una necessità.

Leoluca Criscione è nato a Corleone, in Sicilia, il 30 agosto 1946. Uno di quattro figli. Sua madre, Rosa, era casalinga. Suo padre Angelo, prima contadino e poi imprenditore insieme al fratello Andrea, lavorava in una cava di sabbia utilizzata per la costruzione di case e strade.

Negli anni Sessanta, mentre la Sicilia cambiava volto e si costruivano nuove case e nuove strade, quella piccola cava non bastava più. I due fratelli decisero allora di investire, acquistare macchinari più grandi e dare lavoro a circa trenta operai. Per farlo si affidarono anche a promesse istituzionali: un contributo pubblico pari al 25% della spesa complessiva.

Quelle promesse, però, non furono mantenute.

Dopo pochi mesi, il sindaco si presentò a casa della famiglia Criscione per comunicare che il Comune e la Regione non avevano più i soldi promessi. Il giorno dopo gli operai furono licenziati. L'azienda dichiarò bancarotta. Il Tribunale di Palermo mise i due fratelli agli arresti domiciliari.

Da un giorno all'altro, una famiglia intera precipitò nel vuoto.

Non c'erano più soldi nemmeno per comprare il cibo e le cose necessarie. I parenti aiutavano come potevano, ma bisognava trovare una soluzione. L'unica possibile era emigrare.

Poiché il padre non poteva uscire di casa, toccò ai figli partire. Leoluca e suo fratello Giovanni dovettero interrompere gli studi e lasciare la Sicilia. Il 12 gennaio 1965 partirono da Palermo in treno verso Basilea, in Svizzera. Un viaggio lungo circa trentasei ore. Ad aspettarli c'era un ex vicino di casa, che li aiutò nei primi giorni.

Non era l'inizio di un sogno.

Era l'inizio della sopravvivenza.

Per due settimane dormirono in un letto a una piazza. Poiché il fratello Giovanni non aveva ancora diciotto anni, dovette andare a lavorare nella vicina Germania. Leoluca, invece, il 2 febbraio iniziò a lavorare come aiuto operaio alla CIBA.

Il suo compito era semplice e duro allo stesso tempo: dare da mangiare e da bere agli animali utilizzati negli esperimenti per lo sviluppo di nuovi medicinali contro il cancro, gli infarti, le infezioni e altre malattie.

Il venerdì successivo ricevette la sua prima paga: 110 franchi svizzeri. Erano circa 16.000 lire italiane. Il giorno dopo andò alla posta e mandò metà di quei soldi alla sua famiglia rimasta a Corleone.

È in gesti come questo che si misura la grandezza di una persona.

Leoluca non aveva scelto di partire per cercare fortuna. Era partito perché la sua famiglia aveva bisogno di sopravvivere. Eppure, proprio da quella che sembrava una tragedia, iniziò lentamente a nascere una nuova possibilità.

Lui stesso lo racconta con una frase semplice:

"Chi esce, riesce."

Ma quella riuscita non cadde dal cielo. Non fu un regalo. Fu il risultato di sacrificio, disciplina e ostinazione.

Leoluca aveva portato con sé i libri. Dopo giorni di lavoro, il sabato e la domenica studiava per prepararsi agli esami di maturità classica. Voleva poter andare all'università. Voleva riprendere in mano quella strada che la vita gli aveva strappato troppo presto.

E così fu.

Passo dopo passo.

Da Corleone a Basilea.
Dalla paura alla responsabilità.
Dalla bancarotta familiare alla dignità del lavoro.
Dall'emigrazione forzata alla possibilità di costruire un futuro.

Questa non è soltanto la storia di un ragazzo costretto a lasciare la propria terra.

È la storia di un uomo che, dopo aver toccato il fondo delle proprie forze, non ha smesso di credere che la vita potesse ancora aprire una strada.

Ed è proprio per questo che raccontiamo queste storie.

Non per celebrare i nomi.

Ma per conoscere gli esseri umani che stanno dietro quei nomi.

Perché ci sono persone che, senza fare rumore, hanno attraversato il buio con un libro in mano, il lavoro sulle spalle e la famiglia nel cuore.

Leoluca Criscione è una di queste persone.

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