
POMODORI & SACRIFICI
VITTORIA. NEGLI ANNI, FU AVANGUARDIA DI CIVILTÀ.
di Emilio Tringali
Vittoria, primo Comune denuclearizzato della Sicilia.
Vittoria pacifista, con il più grande campo internazionale della pace.
Vittoria delle pari opportunità (primo centro donna ibleo).
Vittoria dei servizi ambientali, con l'unica municipalizzata, solo dopo Palermo.
Vittoria dell'associazionismo (coop. Rinascita).
Vittoria del mercato ortofrutticolo, difeso col sangue.
Vittoria che si sveglia alle quattro per andare in campagna, ogni giorno, festivi compresi, col sole e con la pioggia, col freddo e con la tempesta.
Vittoria che vive della sua terra e che non ha bisogno della cocaina.
Produce eccellenze alimentari in aziende all'avanguardia.
Offre sapore e qualità, invise alla concorrenza straniera e per questo sabotate con ogni vile propaganda.
Vittoria è vivace, combattiva, conflittuale.
Nata lottando contro ogni avversità, naturale, autoritaria, criminale, racchiudendo l'intraprendenza nel suo DNA.
Ma Vittoria è anche sfruttamento, inquinamento e infiltrazione mafiosa, taluna arrivata con obblighi di Stato.
Vittoria ai giorni nostri giunge delusa e indifferente, arrendevole, colpa di certa politica che ne prende il sopravvento, agendo per conto di certi gruppi di potere, onorati nei palazzi che contano, che impongono monopoli e regole inique.
Vittoria libera che resiste e la si vuole abbattere con mezzi sporchi, con le conseguenze di uno scioglimento rimasto ancora misterioso, azionato da gogne mediatiche, alla "sciclitana", con l'impunità dei rifiuti arrivati dal nord e posti in siti adiacenti le falde acquifere (Passo Scarparo).
A Vittoria c'è, ed è vero, un gruppo di colletti bianchi osannati dalle autorità di Stato, gli intoccabili cavalieri di cui nessun giornalista oserà mai scrivere.
Forti con i deboli e deboli con i forti.
Lo Stato ha già massivamente "bombardato" la città, inviando i propri federali ad assetarla, a fare danni alle casse comunali, incuranti a lasciare insicuri per i bimbi i marciapiedi davanti casa.
Tutto ciò oltre i tempi della legge, infrangendo la legge.
Col ricatto della riservatezza dei conti, con bandi e accordi deleteri.
Tutto sotto lo scudo dell'emergenza del momento, mafiosa e pandemica.
Tutto sotto l'egida dell'antimafia dei professionisti nazionali.
La politica è stata il grimaldello al servizio di interessi specifici, in danno alla collettività.
Un esercito di cambiacasacca.
Un teatro di liti apparenti.
Leader costretti a trattare con essi e i loro mandanti.
Ecco, questo è peggio della droga.
Questo dovrebbe essere pane per l'informazione d'inchiesta.
Facile ignorare e restare amici e compiacenti del sistema.
Vittoria è in crisi.
Ma è una crisi indotta dalla frantumazione generazionale, dalla fuga dei cervelli, dall'avvento di pericolosi stili di vita, come nazionalmente un po' ovunque.
Compresa la tossicodipendenza, che non nasce dalla civiltà contadina ma dalla mancanza di stimoli culturali integrati che non possono essere improvvisati.
Fenomeni congeniali a chi ha pianificato l'assalto territoriale, la decostruzione di quella "vittoriesità" che era cresciuta tra gli artigiani e gli agricoltori illuminati, grazie a padri nobili dell'istruzione, insegnanti e dirigenti eccelsi che non si risparmiavano nel solo mero obbligo lavorativo.
"SBIRROMAFIA" inveisce con tutti, vero.
Ma senza scopi di parte, senza pregiudizi o rancori, con la scrittura e con la satira, spesso e volentieri in solitudine, per il rispetto della paura a venire allo scoperto che alberga nei comuni cittadini, che sono tanta brava gente.
Sì, qui a Vittoria sono pochi i "cattivi" che tengono banco, che continuano a dominare, a penetrare in ogni attività produttiva, di ogni dimensione, a lottizzare e a variare le mappe.
È la così coniata "sbirromafia" che tutti conoscono e che nessuno si sogna di contrastare, ad ogni livello.
Troppo potenti.
Troppo appoggiati.
Troppo compari con chi gestisce l'ultima parola.
Ma Vittoria, sotto sotto, forse ancora spera e ancora può farcela, malgrado il fango ultradecennale che le hanno scaricato a strati.
Vittoria caotica, che affatica il pronto soccorso, le radiomobili, i vigili del fuoco, i manovratori della rete idrica.
Lavoratori su cui si scarica la tensione di disagi abbandonati a sé stessi.
Scene pesanti, come vedere le bambine vestite da donne che circolano alle tre del mattino nei luoghi delle movide povere, tra un atto vandalico e l'aggressione a passanti o verso chi li richiama al silenzio notturno.
Non si biasima, nella sostanza, chi critica.
Ben venga la lotta ad ogni traffico illecito.
Scrivano gli esperti e i coraggiosi giornalisti.
Ma si eviti di farlo, fosse anche in buonafede, sulla pelle di Vittoria e del suo prezioso pomodoro, fonte di riscatto e di emancipazione per i contadini e per tutta la comunità che di questa ricchezza ha beneficiato negli anni cruciali dello sviluppo cittadino.
Sono ingiusti i pesanti effetti collaterali che ne conseguono.
La stampa sia una cura, sì, ma con molta cura.
Nella foto, il servizio all'interno di "Panorama Mese" di gennaio 1983 di Carlo Verdelli con foto di Gianni Giansanti.
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