La casa che ricorda così tanto…

06.02.2026

Ci sono luoghi che non parlano subito.
Prima ti osservano.

Sulla Schanz, dove la montagna trattiene il respiro e il tempo cammina piano, sorge una casa di legno scuro. Non grida la sua presenza. Sta lì, come fanno gli anziani in Sicilia: seduta all'ombra, con lo sguardo lungo, capace di ricordare più di quanto dica.

È nata nel 1937, ma la sua anima è molto più antica.
Le sue fondamenta sono di pietra grezza, legata senza superbia, come si faceva una volta: quanto basta, ma con rispetto. Perché non è la forza che tiene in piedi una casa — è la misura.

Questa casa ha visto passare carri carichi di legno, uomini silenziosi, donne che aspettavano.
Ha visto bambini correre scalzi sull'erba umida.
Ha visto la paura e la speranza sedersi alla stessa tavola.

Sulle mappe del 1720 questo luogo era già segnato.
Allora la Schanz non era solo un passo: era un presidio, una soglia, un punto dove si decideva se si poteva andare avanti o no.

Come in Sicilia, dove ogni collina ha visto eserciti, pellegrini e fuggiaschi, anche qui la terra conserva memoria.

Si parla di stanze nascoste, di spazi sotto la casa, di luoghi segreti come piccole piramidi alpine.
Forse leggenda.
Forse verità.

Ma ogni siciliano sa una cosa:
quando una storia resiste troppo a lungo, non è solo invenzione.



L'acqua non mente

Intorno alla casa ci sono sorgenti.
E dove c'è acqua, c'è sempre stata vita.

Lo sapevano i contadini.
Lo sapevano i costruttori.
Lo sapevano quelli che cercavano rifugio.

La casa guarda la valle dall'alto, come una madre che veglia sui figli anche quando dormono.
Non per dominio.
Per protezione.

Le case vuote

Poco lontano, a Fochnitz, c'è un'altra casa.
Abbandonata.
Silenziosa.

Le finestre non chiedono più nulla.
Aspettare stanca anche le mura.

Accanto, crescono edifici moderni. Linee pulite, superfici perfette.
Ma dentro è vuoto.

È il paradosso dei nostri tempi, lo stesso che si vede in Sicilia:
le case antiche respirano,
quelle nuove spesso no.

Una casa vive solo se qualcuno la guarda come si guarda una persona.



Il nonno e le mani

Il nonno Jozef non c'è più.
Ma le sue mani sì.

Era maestro di legno, capo officina, insegnante.
Sapeva che il legno non si comanda — si ascolta.

Da bambino passavo le estati con lui a Neverice, in Slovacchia.
Mi insegnava a piallare piano, a non avere fretta.
Diceva poco. Faceva vedere.

Molti anni dopo, mentre riportavo a nudo il legno di questa casa, ho sentito qualcosa.
Non nostalgia.
Presenza.

Come succede in Sicilia, quando lavori una casa antica e senti che qualcuno, prima di te, ha fatto lo stesso gesto.

La tradizione non è passato.
È una mano che ti guida anche quando non la vedi.

Il faro

Un tempo la Schanz era un faro.
Un luogo dove ci si fermava.
Dove si aiutava.
Dove si sopravviveva insieme.

Oggi il pericolo non è la guerra, né il freddo.
È l'indifferenza.

Si dice:
Chi non conosce la propria storia è condannato a ripeterne gli errori.

Ma in Sicilia sappiamo qualcosa di più:
chi dimentica, perde l'anima.



L'appello silenzioso

Questa casa non chiede monumenti.
Chiede rispetto.

Non vuole essere coperta di polvere.
Non vuole diventare rovina.

Vuole qualcuno che la ascolti.

Troppe case sono già sparite.
Troppe storie sono state sepolte sotto l'asfalto e la fretta.

È tempo di proteggere ciò che è stato costruito con onestà.
Non per nostalgia.
Ma per dignità.

Perché un giorno, un nonno e un nipote staranno di spalle alle rovine vuote del presente.
E il nonno indicherà la casa antica sulla collina.

E dirà, piano:

Vedi?
Alcune cose resistono.
Se qualcuno le ama abbastanza.