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Giuseppe Tomasi di Lampedusa - Il Gattopardo, 1958

31.07.2023

Luca Vitali

Il libro

Uscito solo nel 1958, un anno dopo la morte dell'autore, fino a quel momento sconosciuto, il romanzo è uno dei più celebri casi di errata valutazione editoriale. Era stato infatti rifiutato da Elio Vittorini prima per Mondadori e poi per Einaudi. È Giorgio Bassani, consulente di Feltrinelli, che, ricevuta parte del manoscritto dalla figlia di Benedetto Croce, per primo ne comprende il valore: corre allora a Palermo a raccogliere le carte lasciate alla famiglia dall'autore e lo pubblica. Nel 1959 il libro vince il Premio Strega, vende 100.000 copie, diventando il primo bestseller sul mercato editoriale italiano. Presto tradotto in varie lingue, il suo successo mondiale viene ribadito nel 1963 dal film di Luchino Visconti, con Claudia Cardinale e Burt Lancaster nel ruolo dei protagonisti Angelica e Tancredi. Da allora, l'elegante resoconto della fine della nobiltà siciliana non ha smesso di appassionare i lettori di tutto il mondo. Purtroppo Il Gattopardo, tolti alcuni racconti di poca importanza, resta l'unica opera di un autore dalla personalità complessa, che solo negli ultimi tre anni di vita decide di darsi alla scrittura. Immortalando la figura del bisnonno, egli testimonia l'enorme amore per la propria terra, la fine del Regno borbonico e la nascita della Sicilia moderna.

La trama

ll Principe Salina, erede dell'antica nobiltà palermitana, uomo di cultura e appassionato di astronomia, nel 1860 guarda con scetticismo allo sbarco di Garibaldi in Sicilia. Consapevole della necessità di un rinnovamento, non condivide gli entusiasmi del nipote Tancredi, che vuole soddisfare la propria ambizione giovanile arruolandosi tra i garibaldini e alleandosi col nuovo potere economico piemontese. A Donnafugata, nella sua residenza estiva, il Principe Salina deve confrontarsi con il sindaco, rappresentante del nuovo ceto borghese, intraprendente e determinato a sfruttare anche la bellezza della figlia Angelica, di cui Tancredi s'innamora. Quando si tratta di votare per l'annessione all'Italia, il Principe acconsente, ma quando gli viene offerto un posto da senatore lo rifiuta, perché si sente troppo legato al vecchio regime, che però è condannato a cedere il passo al nuovo.


Estratto dal libro:

"Lei non lo sa ancora, ma da noi si può dire che nevica fuoco, come sulle città maledette della Bibbia; in ognuno di quei mesi se un Siciliano lavorasse sul serio spenderebbe l'energia che dovrebbe essere sufficiente per tre; e poi l'acqua che non c'è o che bisogna trasportare da tanto lontano che ogni sua goccia è pagata da una goccia di sudore; e dopo ancora, le pioggie, sempre tempestose che fanno impazzire i torrenti asciutti, che annegano bestie e uomini proprio lì dove una settimana prima le une e gli altri crepavano di sete. Questa violenza del paesaggio, questa crudeltà del clima, questa tensione continua di ogni aspetto, questi monumenti, anche del passato, magnifici ma incomprensibili perché non edificati da noi e che ci stanno intorno come bellissimi fantasmi muti; tutti questi governi, sbarcati in armi da chissà dove, subito serviti, presto detestati e sempre incompresi, che si sono espressi soltanto con opere d'arte per noi enigmatiche e con concretissimi esattori d'imposte spese poi altrove; tutte queste cose hanno formato il carattere nostro che rimane così condizionato da fatalità esteriori oltre che da una terrificante insularità di animo".

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, 1958.

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