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Giovanni Falcone: Il terzo livello

06.10.2023

Giovanni Falcone: Il terzo livello, la denuncia di Orlando al CSM e Vito Ciancimino 

Nella ricostruzione storica che portano alle stragi, o se ci consentite, al massacro di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, non possiamo tralasciare (anche per la ricostruzione storica) quegli agghiaccianti momenti in cui, proprio Giovanni Falcone, fu vittima.

Allora è giusto per la ricostruzione tenere bene in mente la "stagione dei veleni" del 1991, in cui Giovanni Falcone dovette dare spiegazioni al CSM, precisamente il 15 ottobre 1991, del suo metodo investigativo a causa di due lamentele, ovvero le seguenti:

  1. Nota del Comitato di Presidenza che trasmette la lettera in data 16 agosto 1991, inviata al Ministro di Grazia e Giustizia e per conoscenza al Vice Presidente del C.S.M., con la quale il Presidente della Repubblica chiede l'avvio di una inchiesta sull'operato delle istituzioni giudiziarie e sui magistrati della Procura della Repubblica di Palermo in relazione alle accuse mosse dal Prof. Leoluca Orlando;
  2. Nota del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo concernente dichiarazioni, riportate dal quotidiano "L'Ora", del dottor Salvatore Barresi, giudice del Tribunale di Palermo, di critica sui modi di condurre la lotta contro la mafia da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo (relatore prof. Pizzorusso).

Ricorderete due punti fondamenti:

  1. Quando Giovanni Falcone viene chiamato a rispondere a queste accuse, era già Direttore Generale degli Affari Penali del Ministero di Grazie e Giustizia;
  2. Il metodo investigativo inaugurato da Giovanni Falcone (Follow the money) non fu altro che la base, insieme alla testimonianza di Tommaso Buscetta, di avviare il famoso "Maxi Processo" nella famosa Aula bunker del Carcere Ucciardone di Palermo tra il 10 febbraio 1986 e il 16 dicembre 1987.

Fatto importante per capire quando si muovono le critiche, le audizioni, i personaggi e ciò di cui parleremo in seguito, è rileggere ciò che disse Maria Falcone, sorella del giudice, nell'audizione del CSM del 30 luglio 1992:

Relativamente all'amicizia del dottor Giammanco-D'Acquisto afferma:

"Era un fatto notorio. Guardi, io frequento parecchi salotti a Palermo, ed era una prassi abituale vedere D'Acquisto e …"

Su Leoluca Orlando dice:

"Come palermitana? Dunque, io non sono una grande politica, cioè non mi in tendo molto di politica, ho le mie idee ma non è necessario che ve le esponga, comunque che Orlando faccia le sue campagne, questo è indiscusso, non c'è bisogno che ve lo dico io perché i giornali sono pieni delle campagne di Orlando, delle sue dispute, delle sue chiacchiere, però debbo dire ad onor del vero che inizialmente, addirittura tra Giovanni, mio fratello, e Orlando c'erano dei rapporti amichevoli, veramente amichevoli, poi questi rapporti, voi lo sapete pure dai giornali, si sono deteriorati quando Orlando cominciò a parlare dei giudici nel cassetto, come si chiama ecc, i vari fascicoli, e a questo proposito, io mi ricordo che mi sono veramente indispettita e ne parlai con Giovanni e gli dissi anche:

"Giovanni ma perché lo lasci parlare, come se tu fossi responsabile di tenere nei cassetti" lui mi ha risposto con la sua solita flemma e calma: "Maria, ogni cosa deve essere fatta nella sede istituzionale appropriata, è inutile che io mi metto a rispondere ad Orlando, adesso il Consiglio Superiore della Magistratura esaminerà il caso e lo archivierà", perché, fu proprio una delle ultime discussioni di Giovanni, credo che sia avvenuta nel mese di marzo, perché proprio a me dava fastidio questo.

Comunque Orlando indubbiamente fa, ritorno a dire, le sue campagne, la sua politica un poco con la grancassa, quindi lui parla, parla, parla, blatera spesso e volentieri, di questo ne siamo a conoscenza tutti, però fa anche delle campagne positive tante volte, in tante occasioni ha preso …, che poi il dott. Giammanco sia l'oggetto di una sua campagna, questo non lo so. Cioè Orlando aveva anche parlato, aveva incluso Giovanni nell'insieme, ma forse perché non poteva stabilire bene chi era o non era il responsabile di determinati fatti che avvenivano in Procura, quindi, come si suole dire, fa di tutta l'erba un fascio, ma che comunque Orlando abbia intuito una situazione di malessere è pure probabile, che c'era una situazione di malessere in Procura".

Il nocciolo dell'audizione di Giovanni Falcone, nel 1991, per riprendere il discorso, erano appunto i famosi "fascicoli nel cassetto".

Il dottor Santoro, Presidente della Commissione, dice a Giovanni Falcone:

"Noi agli atti abbiamo, … come punto iniziale dell'inchiesta, una memoria del prof. Orlando, Galasso e Mancuso, poi abbiamo due memorie dell'avv. Zupo; soprattutto sulla base di questi atti ora farò delle domande. Nella prima memoria dell'avv. Zupo si parla di doveri trascurati. Lui afferma: c'è l'aspetto della dialèttica processuale, delle scelte processuali, che possono essere opinabili – e su quelle non discuto – poi vi sono, afferma l'avv. Zupo, in questa inchiesta dei doveri trascurati e lui ne elenca tre. Il primo di questi doveri che lui ritiene trascurati sarebbe questo: "il mancato esame di otto pacchi contenenti vari documenti". Ora lui afferma che dopo la requisitoria, per caso aprì tre di questi pacchi, vide che c'era del materiale che riguardava, la circonvallazione di Palermo e – ci ha mandato anche gli indici – dice che alcuni di questi pacchi contenevano semplicemente delle indicazioni numeriche – come indice – per cui non si poteva comprendere cosa ci fosse dentro questi pacchi. Allora lui dice: "perché i magistrati inquirenti non hanno, prima di fare la requisitoria, consultato questi pacchi" che erano stati a suo tempo – non so se Chinnici – Chinnici credo che li avesse sequestrati. Il Procuratore, ieri, ci ha detto che nella ordinanza si fa riferimento a questi, però questa è una fase. Il Procuratore ci ha detto semplicemente l'ordinanza, ora su questo punto che cosa ci puoi dire?"

Il dottor Falcone:

"Anzitutto vorrei, ovviamente assumendomi tutte le responsabilità', però credo che, forse, ieri vi saranno stati detti i termini cronologici di coloro che si sono occupati di questo processo, comunque forse possiamo riepilogare brevissimamente."

Il continuo della risposta potete leggerlo a pag. 4 dell'allegato che seguirà, in quanto il punto è ancora lontano.

Il dottor Santoro parla del secondo punto, ecco cosa dice:

"Il secondo dovere trascurato sarebbe la mancata consultazione dei documenti contenuti in un armadio. Ci fu un ordine di esibizione del Consigliere Chinnici in data, ora non ricordo, comunque fino al 1987 rimasero fermi al Comune di Palermo, poi il Sindaco di Palermo disse se poteva avere la disponibilità di questa documentazione e ci fu un intervento dell'autorità' giudiziaria che disse: "Sì, potete". Ora si sostiene che questa documentazione, contenuta in questi armadi, non è stata mai consultata, è stata li ferma".

Ad un certo punto dell'audizione le questioni si complicano, in quanto le domande della Commissione non sono lineari. Riuscirete a capire, leggendo l'audizione, che l'avv. Zupo è il difensore del giudice ucciso Costa, costituitosi parte civile, i cui processi si svolgono sia a Catania che a Palermo, e chiede di sapere se furono fatti o meno delle indagini bancarie sui nominativi degli appaltatori, accusando la Procura di Palermo, i Pm, di bluff durante l'udienza.

Il Dott. Criscuolo, membro della Commissione, dice a Falcone:

"Volevo fare una puntualizzazione, – perché; forse sé mettiamo a fuoco questo concettò, il collega Falcone comprende meglio il discorso. Il discorso e questo: Costa avrebbe deciso di fare una serie di indagini patrimoniali per identificare chi c'era dietro le celate delle ditte che si erano aggiudicate gli' appalti delle sei scuole e avrebbe dato incarico a Pascucci di fare queste indagini. Assassinato Costa, queste indagini vengono riprese da Chinnici; viene assassinato, quindi si prospetta che dietro queste indagini ci fosse stata la causale di questi due omicidi. Dopo la morte di Chinnici, secondo la parte civile, queste indagini non sono state più fatte da nessuno".

Ed è a questo punto che Giovanni Falcone parla del giro d'appalti a Palermo e che bisogna attenzionare:

"Cosa accade? Che queste persone indagate nelle indagini in tema di appalti pubblici sono le stesse ..identiche persone costituenti oggetto di indagine e nel processo di Rosario Spatola ed altri (quello Spatola Rosario – omonimo – nato nel 1937 è un imputato del processo contro Rosario Spatola), ma soprattutto tutte queste persone, tutte queste indagini: bancarie affluiscono – ecco il motivo per cui l'ho detto all'inizio – in quel grosso processo che in termini negativi, ci è stato contestato essere un processo contenitore; in cui tutte – dico tutte – quelle indagini sono state fatte. È chiaro che nel momento in cui si espunge da una massa originariamente indistinta solo quelle parti che vengono ritenute utili, per procedere ad una separazione del procedimento (vedi procedimento Mattarella, vedi procedimento Costa, vedi procedimento Reina, ecc.), ecco che a questo punto, forse, non viene fuori tutta quella montagna di indagini bancarie che su questo, come su diversi altri punti, sono state fatte. Siamo prontissimi ad esibire le centinaia di migliaia di documenti che si trovano ancora, al Palazzo di Giustizia a Palermo; e che documentano tutta la imponente massa di documenti bancari e di accertamenti vari che sono stati effettuati e su questo filone e su' tanti altri filoni. Il mio punto di vista in materia di accertamenti riguardanti reati contro la pubblica amministrazione e soprattutto appalti pubblici è che ben difficilmente; ma molto ben difficilmente, si riesce a trovare dalla documentazione formale dell'appalto la prova di una eventuale irregolarità sostanziale che c'è alle spalle. L'indagine che deve èssere fatta è un'indagine tutta circostante che può servire a far emergere fatti di un certo interesse. Faccio un solo esempio, banalissimo: proprio dall'indagine bancaria venne fuori, proprio in questo settore, in questo ambito, un assegno di otto milioni dato da', un funzionario della Cessa, ricevuto da un funzionario dell'Istituto Autonomo Case Popolari e proveniente, attraverso tutta una serie di giri viziosi, proprio da Rosario Spatola. In quella maniera riuscimmo a provare che fra Rosario Spatola e questo signore vi era stato un fatto di corruttela derivante dalla concessione di un appalto molto importante. Indagini di questo tipo ne sono state fatte a iosa in questo processo e -riguardano anche questi personaggi. È chiaro che non si mette in un processo separato tutta una montagna di documenti che non servono a nulla e che servono soltanto ad appesantire – quel procedimento".

E ancora dice Falcone:

"È venuto fuori soprattutto la grossa, inquietante, presenza di Rosario Spatola e del suo cognato Gaetano Sansone. Fatto che c'è stato molto, molto utile, perché poi si è collegato con indagini, effettuate proprio qui a Roma, in cui Sansone veniva fuori in tutta la serie di indagini fatte da Imposimato, riguardanti anche Pippo Calò ecc., e poi riguardanti altri fatti di traffico di stupefacenti; insomma venne fuori che – in buona sostanza – Rosario Spatola, come voi tutti sapete, era pesantissimamente coinvolto nella vicenda del falso sequestro Sindona, era in realtà intimamente collegato (io credo che fosse un uomo, di legno di Salvatore Inzerillo, noto boss mafioso, poi ucciso nel 1981)".

Dottor Santoro: "Per essere ancora più chiari. Siccome l'indagine che era chiesta aveva un riferimento alle sei scuole e a ciò che stava dietro le sei scuole, allora il coinvolgimento di Rosario Spatola e di Sansone era in relazione agli appalti delle sei scuole?

Falcone: "Gaetano Sansone credo che fosse uno degli aggiudicatari dell'appalto delle sei scuole e Rosario Spatola di uno degli altri, ma non Rosario Spatola quello del 1938, quello del 1937".

"Imprese legate al clan Spatola sono quelle imprese – a noi ben note – (che poi non è il clan Spatola, è il clan Inzerillo; sono costretto a perdere un po' di tempo al centro di tutto vi era il Totò Inzerillo, capomafia di Uditore e Passo di Riga. Tutto attorno vi erano – vi sono tuttora, diversi sono ancora vivi- tutta una serie di personaggi che sono, da un lato, appartenenti alla stessa famiglia mafiosa e, dall'altro lato, sono sicuramente degli affermati imprenditori, soprattutto imprenditori edili. Mi intendo riferire ai Teresi, all'infinito numero di omonimi Inzerillo che si occupano di forniture di materiale di cava, di titolarità di cave stesse, di imprese edilizie e così via (vedi anche i Teresi: Gerolamo Teresi, Pietro Teresi, Filippo Teresi, Giovanni Teresi: ce n'è una quantità incredibile). Quindi la radiografia di quel gruppo Spatola, che in realtà non il gruppo Spatola, è il gruppo Inzerillo, è l'oggetto stesso di dieci anni di nostra intensa attività istruttoria. Questo è il punto".

Passiamo a Leoluca Orlando e ai vari sindaci di Palermo

Prof. Lombardi: "Avevo domandato al prof. Orlando, durante il suo periodo di governo del Comune, cos'era cambiato negli appalti (lei, forse, può anche non rispondermi su questo): era cambiato qualcosa o erano sempre gli stessi, con nomi diversi, che prendevano gli appalti? Lei, se vuole, può anche, dire non lo so, ma una domanda che ho fatto allora voglio ripeterla qui".

Falcone: "Questa è un'altra nota dolente delle vicende palermitane: gli appalti del Comune di Palermo. Gli appalti del Comune di Palermo: poi, anche lì, siamo in presenza di una forma impropria di esprimere il concetto perché non è che sono tutti gli appalti del Comune di Palermo che sono particolarmente importanti e che abbiano dato luogo a problemi, di sorta, ma sono soprattutto gli impianti, per la manutenzione delle opere fognarie del Comune di Palermo e, soprattutto, gli appalti per l'illuminazione pubblica. Vicende queste che, per quanto mi risulta e per quanto risulta da tutta una serie di indagini che si sono protratte ininterrottamente e che continuano ad essere svolte anche adesso, sono indagini che hanno dimostrato la sostanziale prosecuzione della titolarità delle varie imprese assegnatarie di questi lavori nonostante l'evolversi delle varie amministrazioni comunali… Ci sono anche adesso processi riguardanti queste vicende. C'è stato un grande procedimento penale, che si è concluso recentemente in appello, in cui diversi sindaci palermitani, tra cui anche Vito Ciancimino, sono stati condannati, appunto, per tutte queste vicende relative agli appalti pubblici. Insalaco e la Elda Pucci, entrambi, Sindaci di Palermo, hanno reso delle dichiarazioni molto importanti e molto coraggiose in Commissione Antimafia (credo negli anni 1985-1984) e mostrando all'evidenza, tutti, come questa materia è una delle materie più incandescenti in cui parecchia gente ci ha perso la vita. Tenete conto, allo stato ancora non siamo riusciti – o non sono riusciti – ad accertarlo, ma il titolare dell'impresa di illuminazione pubblica, della ICEM, Roberto Parisi, è stato ucciso recentemente, nel 984, ed anche su questo omicidio, che è sicuramente omicidio di mafia, ha parlato per esempio Marino Mannoia. È una materia in cui diciamo che, nonostante l'evolversi delle, varie amministrazioni comunali, non si può dire che la materia sia ancora trasparente".

Più avanti nel documento, troviamo traccia storica di Ciancimino e Orlando

Dottor De Gregorio: "Quegli stessi appalti che le imprese di Ciancimino si sono assicurati durante la gestione Orlando".

Falcone: No, è l'appalto. Erano due imprese, – la COSI e la SICO, che erano Cozzani e Silvestri che si trovavano a Palermo con tutte le attrezzature, materiali e con il personale umano di Romolo Vaselli. Romolo Vasselli è una istituzione a Palermo, il conte Vaselli -.

Falcone: "Come no, caspita. Ma di fatti il popolino chiama tuttora l'impresa della Nettezza Urbana, viene chiamata: "è arrivata la Vaselli". Perché? Perché aveva la gestione della nettezza urbana da tempo immemorabile, poi nel momento in cui al Comune hanno deciso di municipalizzare, andò via, ma Vaselli, è rimasto presente, prima il padre, poi lui, Romolo, in Sicilia per tutta una serie di appalti e soprattutto, come viene fuori Romolo Vaselli? Venne fuori nelle indagini bancarie, su Ciancimino. Questo infatti è un fatto interessantissimo: sono state trovate in banca io ci sono andato, alla ricerca di un assegno che portava a Ciancimino andando al Banco di Roma chiesi da quale libretto di risparmio venisse fuori, mi si indicò il libretto di risparmio, chiesi se fosse, apparentato con altri libretti, erano un po' titubanti, poi, attraverso il computer, venne fuori e vennero fuori libretti di deposito a risparmio per circa trentasei miliardi di lire in contanti, tutti presso questa banca, al portatore.

Dott. Condorelli: "Con i nomi"

Falcone: Con i nomi di tutti. Ecco, una delle persone che è stata maggiormente coinvolta nelle attività di gestione di questo danaro di Ciancimino era proprio Romolo Vaselli. Romolo Vaselli si è intestato a proprio nome tutte le azioni di una società, ETNA Costruzioni, che è diventata la proprietaria, la titolare di un intero, immobile di proprietà, in-realtà, di Vito Ciancimino. Questo è Vaselli, quindi perfettamente coinvolto, ma a tutto campo, con i Ciancimino. Devo dire che ha tenuto un comportamento processuale, nel corso degli anni, assolutamente lineare e ha sempre ammesso tutto quello che gli veniva chiesto; ha anche – in un certo qual, modo, possiamo dire – collaborato. Ha fatto capire, tutto sommato, che doveva".

Su una domanda sulla nuova gestione di Orlando, Falcone dichiara:

"Non credo che l'abbia sentito nessuno, su questo punto, almeno di noi, perché non sono emerse – ovviamente – responsabilità indiziarie di nessun genere".

Gli omicidi eccellenti e il terzo livello "i delitti REINA, MATTARELLA e LA TORRE sono delitti che trascendono le finalità tipiche di Cosa Nostra"

Falcone: "[..] Noi cosa abbiamo detto? L'organizzazione mafiosa non è una organizzazione che commette delitti suo malgrado, ma è un'organizzazione che ha come fine la commissione di delitti. E questo era molto importante dirlo allora, perché avevamo sentenze recentissime della Cassazione che mettevano in dubbio che la mafia, in quanto tale, potesse essere considerata associazione mafiosa, o che faceva distinzione fra vecchia mafia e nuova mafia, o che parlava di germinazione spontanea del fenomeno mafioso, e che si può essere mafiosi senza appartenere alla terra di origine e così via: tutte queste amenità.

Fatta questa premessa, cosa abbiamo detto? Visto che la mafia, in quanto organizzazione criminosa, commette delitti, cerchiamo di analizzare questi delitti. Ci sono, i delitti che sono, quei delitti per cui si è costituita l'organizzazione criminosa (contrabbando di tabacchi; traffico di stupefacenti, estorsioni ecc.): questi delitti sono delitti del primo livello chiamiamoli così i delitti certi, quelli previsti. Poi abbiamo dei delitti eventuali, del secondo livello, cioè che non sono nelle finalità della organizzazione in quanto tale, ma che vengono, volta per volta, consumati per garantire la prosecuzione dell'attività dell'organizzazione (vedi, per esempio, lo sgarro di un picciotto che provoca la sua uccisione e così via), infine abbiamo dei delitti che servono per tutelare l'organizzazione nel suo complesso. Ecco, quindi, il delitto di un magistrato, di un uomo politico, ecc… Questi delitti, che non sono né del primo livello, previsti, né del secondo livello, eventuali, li possiamo definire delitti del terzo livello".

Archiviazione Salvo Lima

Dottor Santoro: "Altro argomento trattato nella memoria è la mancata utilizzazione -affermano gli esponenti – dei lavori delle Commissioni Parlamentari, cioè loro dicono questo, nelle Commissioni Parlamentari, sin dal lavoro della Prima Commissione Parlamentare".

Falcone: Per la parte riguardante qualcuno, o in genere?

Dottor Santoro: Sì, loro infatti fanno riferimento in particolare, il riferimento specifico è sempre a Lima. Dice: "ci sono questi lavori, non sono stati utilizzati dall'inquirente".

Falcone: "Ma non è esatto questo, non è affatto esatto perché, anzitutto, bisogna partire da un taglio della Commissione parlamentare antimafia (che sia uno dei documenti meno letti d'Italia e che dovrebbe essere, invece, uno dei documenti più letti, su questo penso di poter concordare), ma per quanto riguarda – appunto perché non letto, si fanno queste affermazioni – Lima, che è citato e indicato innumerevoli volte in questi verbali della Commissione Antimafia, nelle relazioni, la stessa Commissione dice: "attenzione, io faccio delle dichiarazioni, delle denunce, delle considerazioni di carattere politico, non di carattere giudiziario". Ciò nonostante, questi spunti sono stati ampiamente utilizzati in tutta una serie di procedimenti. Lima negli anni 1970 credo che fosse un abituale frequentatore dei palazzi di giustizia palermitani, perché aveva tutta una serie di procedimenti, penali – che, a quanto pare, (dico, a quanto pare, perché non me ne sono occupato io direttamente di questa storia), si sono tutti conclusi in maniera ampiamente liberatoria per lui.

Ciò nonostante, credo che intorno agli anni 1965-1986 vi è stata una formale presentazione di un opuscolo – "Il nostro amico a Strasburgo", redatto a cura di Democrazia Proletaria, da Guido Pollice, credo – in cui venivano riportate tutte le parti della Commissione Antimafia in cui si parlava di Salvo Lima. Su questo libro, che ignoro per quale motivo non mi sia stato fatto vedere (se ne sono occupati altri colleghi), già nel gennaio 1987, comunque nel 1987 sicuro, vi è una archiviazione da parte del giudice istruttore. Quindi per quanto riguarda Salvo Lima vi è una utilizzazione degli atti dell'Antimafia in una serie di procedimenti, poi un'ulteriore iniziativa da parte del Sen. Pollice e poi un'archiviazione da parte del giudice istruttore di Palermo, Miccichè.

Ma è vero che dopo Vito Ciancimino tutto si fermò, riferendoci ai politici e mafiosi? A questo ci risponde sempre Giovanni Falcone.

"Ma certamente che non è il punto di arrivo – Ma io credo che se gli illustri estensori di quella memoria avessero guardato con attenzione tutta la enorme mole di atti, non solo quelli che facevano comodo, si sarebbero resi conto di quanti e quanti particolari interessanti, anche forse soltanto sotto il profilo storico, sono emersi nel corso di questi anni di indagini. Per esempio, l'affermazione che l'On.le Calogero Volpe di Caltanissetta è uomo d'onore alla famiglia di Caltanissetta – questo detto da Calderone -; Calogero Volpe è uno degli esponenti più importanti del separatismo nel periodo forse più buio dei dopoguerra siciliano. Tanti altri nomi di uomini politici, anche palermitani, sono stati detti, ma Ciancimino è molto importante e soprattutto mi meraviglia che non ci si ricordi più dei Salvo… Gli elementi concreti quando emergono? Fu fatta nei confronti dei Salvo questa indagine, fu fatta un'immediata ispezione bancaria a sorpresa e fu trovato in una cassetta postale addirittura il prezziario e lo scadenziario delle somme pagate per ottenere leggi regionali favorevoli alle Esattorie. In Sicilia lo sanno tutti che cosa significassero e, forse, significano tuttora i Salvo. Quindi probabilmente, io mi rendo conto che quando un risultato viene raggiunto, viene immediatamente archiviato e si passa, ad altro. E mi rendo conto che tante e tante altre cose sono state fatte, ma forse, -forse si sono create, anche indipendentemente dalla nostra volontà, delle aspettative che non siamo riusciti a mantenere, forse non si è – se posso dirlo- adeguatamente valutato il risultato di tanti anni di sacrifici. Certo è che mi sento, di respingere – e, – se mi consentite – con sdegno che ci sia stata una differenza di intensità fra prima e dopo la sentenza del maxi processo. Si dimentica che Calderone, proprio quel Calderone di cui continuamente si parla: Calderone, Marino Mannoia, l'operazione Iron Tower, e altre operazioni, sono state fatte tutte dopo e sono state centinaia, le persone che sono state inquisite e condannate a seguito delle nostre indagini. Io credo di avere la coscienza serena proprio su questo punto e come me tutti gli altri colleghi che hanno lavorato con me….

Per quanto riguarda Pellegriti io devo dire (e ammetto che sono stato fermato dagli altri): io il mandato, di cattura a Pellegriti l'avrei fatto subito, perché è gravissimo che in una vicenda grave come l'omicidio Mattarella ci possa essere qualcuno che possa pensare di specularvi, di intervenire e di depistare. È un fatto della cui gravità nessuno… come si fa a non comprenderlo! E nell'omicidio Dalla Chiesa abbiamo avuto Spinoni, ma nessuno si è lamentato che avessimo emesso il mandato di cattura coatto Spinoni per il depistaggio di Dalla Chiesa. Pellegriti ha creato di sana pianta, ha inventato una storia che non sta né in cielo, né in terra, per arrivare, poi, ad un mandante che non può esser quello. Non può essere quello, sulla base delle indagini che abbiamo fatto noi, non può esser quello. Ma non è quello il motivo per cui io ero convinto, ma perché – se mi si consente – dopo, tanti anni di indagini fatte sul fenomeno mafioso, conoscendo le regole di Cosa Nostra, sai perfettamente che certe cose non possono avvenire in quel modo; dalle stesse dichiarazioni di Pellegriti viene fuori la prova del suo mendacio.

Ma il nostro dramma, il guaio di tutto quanto è avvenuto in Italia per quanto attiene alla gestione dei pentiti è stato di non riuscire a discernere quello che è utile e quello che non è utilizzabile. Non si può consentire a queste persone, di poter impunemente dire cose estremamente gravi. Io ricordo che un giorno due pentiti, addirittura, dicevano fra di loro, si contestavano chi è che dovesse assumersi la responsabilità o non dell'omicidio, perché l'omicidio se lo erano assunti tutti e due, ma la responsabilità di' avere sparato. Quelli dicevano: "ho sparato, io", "ma no, ho sparato io" "ah, va bene, hai sparato tu". Ecco, questo è il tipo di risultato… Ora, nel momento in cui si sta facendo il massimo sforzo per giungere ad un risultato, ecco che ti arriva fra capo, e collo un qualcosa, – sé poi mi consentite – gestito, in maniera estremamente singolare della vicenda Pellegriti e su questo penso che non vorrei parlare. In ogni caso, sotto il profilo sostanziale, io credo di aver ricevuto una richiesta da parte della Procura, di aver firmato un mandato di cattura, motivandolo, firmandolo insieme con altri giudici. Posso anche aver sbagliato, ma in ogni caso vi prego di credere alla mia buona fede, e al mio tuttora perdurante convincimento di aver fatto bene".

Il problema mafioso

Falcone: "Se ne parla fin dalla relazione SONNINO-FRÀNCHETTI del 1875 di questi rapporti fra mafia e politica, di questa specificità del fenomeno mafioso. Nella relazione alla Commissione Antimafia del '1972 – quella presieduta da CATTANEI – si pone l'accento proprio sul fatto che la mafia esiste prima dello Stato unitario, ma che è riuscita a sfruttare tutte le storture, tutte le magagne dello sviluppo economico. Non mafia, frutto del sottosviluppo del Mezzogiorno d'Italia, ma mafia che sa adeguatamente trasformarsi e seguire tutto lo sviluppo della società siciliana e non solo siciliana. Basterebbero, a mio, avviso, queste considerazioni per rendersi conto della difficoltà del problema. Comunque sia chiaro: io non faccio parte di quella categoria di persone che sostengono che la mafia è un fatto economico e sociale e che: se prima…non si risolvono i problemi dell'economia siciliana non si risolveranno i problemi della mafia.

Io penso che la istituzione, il mantenimento di strutture salde della repressione, della, forza statale in zone in cui, proprio dall'assenza dello Stato, si sono giovate per giungere a certi risultati, ecco, tutto questo, è una delle precondizioni per consentire lo sviluppo e il decollo del Mezzogiorno d'Italia. Quindi sono convinto non che la via giudiziaria sia una bella scorciatoia per risolvere i problemi politici, gabellandoli come problemi di mafia – tutt'altro – ma che la presenza dello Stato è fondamentale in una zona per combattere certi fenomeni che, prima che economici e sociali, sono fenomeni di squisita pertinenza dell'area criminale, a meno che non si voglia sostenere che, se gli omicidi raggiungono, il livello delle centinaia, non sono più un fatto penale, ma un fatto sociologico; sono anche un fatto sociologico, ma sono soprattutto, e prima di tutto un fatto penale.

Se così, è, io credo che la risposta a questa difficilissima domanda non possa, che essere interlocutoria: fino a quando non ci renderemo conto che un problema serio, come la mafia deve essere affrontato in maniera altrettanto seria, fino a quando non si comprenderà che la mafia non si può combattere a correnti alternate, alternando cioè momenti di intenso impegno a momenti in cui qualsiasi cosa tu faccia non va bene, al momento in cui c'è un Ministro dell'interno che viene a Palermo e ti dice che la mafia non è il primo problema dell'ordine pubblico in Italia, con tutto quello che segue (mi riferisco a FANFANI nel 1986 o 1987, credo) è chiaro che fino a quando la situazione sarà questa, poi ci saranno sempre i magistrati, di turno – come me in questo momento – che saranno, chiamati a rispondere a domande del genere".