async="async">

CINEMA, MAFIA DI IERI E MAFIA DI OGGI

22.07.2023

Salvatore Petrotto, 22 luglio 2023


Quando parliamo di mafia dagli anni Settanta in poi nella nostra mente improvvisamente compaiono le vicende narrate nel film iconico per eccellenza 'Il Padrino'.

Altra perla della cinematografia mondiale il cui regista Damiano Damiani si è occupato di mafia è sicuramente 'Il giorno della Civetta', tratto dall'omonimo romanzo di Leonardo Sciascia. Si tratta di un film che ha eguagliato il successo del romanzo in cui, per la prima volta in Italia e nel mondo, si parlava di mafia con un linguaggio e delle suggestioni tali che nessuno poteva far finta, da quel momento in poi, che tale fenomeno non esisteva. Anche l'importante cast di attori di prim'ordine, quali Franco Nero e Claudia Cardinale ha contribuito a far comprendere a tutti quanti che la mafia non era uno scherzo del destino.

E che c'era molto ancora da scoprire sulla mafia ce lo ha spiegato ulteriormente il regista Elio Petri, il regista del film insignito col premio Oscar dal titolo 'Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto'. Petri, con 'A ciascuno il suo', tratto da un altro celebre romanzo sempre del mio illustre concittadino Leonardo Sciascia, possiamo dire che ha fatto il resto per farci comprendere ancor più di cosa stiamo parlando. Grazie ad alcuni tra gli attori che andavano per la maggiore, quale la greca Irene Papas, Daniele Ferzetti e Gianmaria Volonté, il protagonista principale del già citato film 'Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto' che, lo ribadiamo, è stato premiato con la massima onorificenza internazionale per la cinematografia.

Se si vuole ulteriormente approfondire il discorso su mafia e potere, non puó mancare all'appello la storica serie televisiva della RAI 'La Piovra', il cui attore protagonista era Michele Placido. Serie televisiva peraltro ambientata a Trapani dove si è scoperto che c'era e c'è ancora un grumo di potere in cui sono indissolubilmente legati mafia, poteri finanziari e massoneria. Non è un caso che Matteo Messina Denaro viveva indisturbato a Campobello di Mazzara, in provincia di Trapani. L'ultimo famigerato 'Latitante di Stato' come lo ha definito lo scrittore Marco Bova gideva di ampie protezioni istituzionali. Il nostro 'latitante di Stato' è stato catturato infatti non appena è stato condannato in via definitiva ed arrestato, per mafia, il suo protettore, anche lui un berlusconiano, ossia l'ex senatore ed ex sottosegretario al Ministero dell'Interno D'Alì. D'Alì, ma anche suo padre, avevano avuto come campieri nei loro feudi il papà Francesco ed il figlio Matteo Messina Denaro.

Ripassando dalla realtà alla fantasia, riteniamo che è stato proprio grazie a quei film di cui abbiamo parlato che ci siamo resi conto che di lì a breve ci sarebbe stato uno storico sorpasso: e cioè che la realtà avrebbe superato di gran lunga la fantasia dei nostri scrittori e dei nostri cineasti. I fatti più recenti che brevemente andremo ad esplicitarecdi seguito almeno questo ci dimostrano.

Riteniamo che comunque quei film continuano ad essere delke storiche pietre miliari nel panorama della cinematografia ed anche della Televisione italiana. In essi viene scandagliato profondamente ed offerto al grande pubblico uno impietoso e terribile spaccato di cos'è, e di cos'è sempre stata, la mafia e di qual è il suo grado di pervasivitá di intere società e di tutte quante le istituzioni.

In 'Cadaveri eccellenti', un film, sempre di Elio Petri, tratto dal romanzo, tanto per cambiare, di Leonardo Sciascia, dall'emblematico titolo 'Il contesto', riscontriamo invece un'analisi del potere, con tutte le sue perversioni. Mi riferisco a quel potere politico ed occulto che, ai massimi livelli istituzionali, è il vero volto e la vera sostanza della mafia. Come ama spesso dire, testualmente, l'ex presidente della Commissione Nazionale Antimafia Nicola Morra, in Italia 'la mafia ha la testa a Roma ed i piedi in Sicilia'. Oggi si potrebbe tranquillamente sostenere che la mafia ha i piedi, ancora di più, non solo in Sicilia, ma in giro per il mondo. Molto di più rispetto a quanto raccontato, in modo particolare, nel film 'Il Padrino'. E quando parliamo di mafia ci riferiamo non solo, ovviamente, alle sue primordiali organizzazioni criminali che oltre a 'Cosa nostra', diretta discendente della 'Mano nera', sono anche, la Ndrangheta originaria della Calabria, la Camorra in Campania e la 'Sacra corona unita' in Puglia.

Bisogna inoltre considerare tutte quante le sfaccettature e le mimetizzazioni ed i recenti travestimenti sotto le insegne di una falsa antimafia, di tali organizzazioni criminali, che si incuneano dentro il tessuto economico, politico, sociale e persino culturale di ogni realtà territoriale.

La mafia non ha mai perso la sua vocazione tentacolare.

Con i suoi tentacoli arriva ovunque c'è potere da gestire e soldi da spartire.

La mafia oggi ha il volto dello Stato. Si è fatta Stato!

Si tratta di uno Stato criminale che infligge ai dissidenti una morte civile e morale. Quando è necessario eliminare delle persone scomode, gli apparati deviati dello Stato uccidono utilizzando, così come fa Putin in Russia, metodi e tecniche, per così dire 'naturali'.

La mafia di Stato non fa rumore, ti uccide in silenzio, facendoti venire un infarto, una leucemia fulminante o magari attraverso un incidente apparentemente casuale e del tutto accidentale.

Potresti addirittura morire a causa di un falso tumore mal curato, quale quello diagnosticato al compianto giornalista dell'emittente televisiva nazionale La Sette, Andrea Purgatori.

Andrea Purgatori si era da sempre occupato tantissimo di mafia di Stato e della mafia che si era terribilmente infiltrata perfino dentro il Vaticano. È stato lui a far riesplodere il caso della scomparsa, nel 1983, della giovane Emanuela Orlandi, rapita ed utilizzata come arma di ricatto nei confronti di Papa Giovanni Paolo II e del suo entourage, dalla mafia siciliana e dalla banda della Magliana.

Ironia della sorte Purgatori è morto il 19 luglio scorso, lo stesso giorno in cui si stava celebrando il 31° anniversario della strage di via D'Amelio, in cui morì il magistrato Paolo Borsellino e la sua scorta. E proprio di queste vicende, oltre agli scandali in Vaticano, si stava occupando il Purgatori. Ci riferiamo all'ultima sua puntata della trasmissione Atlantide, in cui ha parlato, per l'ultima volta, del coinvolgimento nelle stragi nel Continente del 1993 dell'ex premier Silvio Berlusconi, morto recentemente e del suo braccio destro, Marcello Dell'Utri. Purgatori ha parlato di quel personaggio inquietante di Dell'Utri che ha già scontato una condanna per mafia, e che è ancora vivo e vegeto. Attualmente Dell'Utri è il vero padrone della Sicilia.

E di solito chi comanda in Sicilia, in un modo o nell'altro finisce col comandare anche a Roma, dentro i palazzi del potere.

Dell'Utri oggi si fregia della compagnia a cui da sempre è stato affezionato, dell'ex presidente del Senato ed attuale presidente della Regione Siciliana; il già berlusconiano e storico avvocato civilista, nonché curatore di parecchie pratiche legali per conto di notissimi mafiosi. Stiamo parlando di un'altra illustre eminenza grigia, stiamo parlando di Renato Schifani. Del trio del potere che conta fa parte il sindaco di Palermo La Galla, uomo anche lui appartenente allo stesso apparato e con qualche parentela scomoda con un pezzo da novanta della mafia siciliana. Sono loro, assieme all'ex presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro, i veri, unici ed autentici padri-padroni della Sicilia. Anche Cuffaro, da par suo, ha scontato, come Dell'Utri del resto, una condanna per mafia. Adesso ha risuscitato il 'cadavere eccellente' di un partito che, fino a poco tempo fa, sembrava definitivamente scomparso dalla scena politica italiana. Ci riferiamo alla Democrazia Cristiana, il partito dei cattolici italiani che ha governato l'Italia, ininterrottamente, per oltre 40 anni. Dal secondo Dopoguerra sino agli inizi degli anni Novanta la DC, acronimo che significa appunto Democrazia Cristiana, è stato il partito di maggioranza relativa che ha egemonizzato, nel bene e nel male, l'intera vita politica italiana. Il partito dello scudo crociato, questo è l'altro appellativo di matrice cristiana, il partito che fu di De Gasperi e degli eredi del Partito Popolare di Don Luigi Sturzo, fu travolto da tangentopoli, presso gli uffici giudiziari milanesi a seguito della famosa inchiesta 'Mani pulite', condotta da un pool di magistrati dei quali il volto più famoso era quello di Antonio Di Pietro. Mentre in Sicilia la DC, altrimenti definita la balena bianca, rimaneva spiaggiata inabissandosi nelle sabbie mobili di 'cosa nostra'. Veniva spazzata via, subito dopo le stragi mafiose di Capaci e di via D'Amelio. Stragi precedute dall'uccisione dell'europarlamentare Salvo Lima, uomo-cerniera in Sicilia tra mafia e politica, nonché uno dei principali leader democristiani, appartenente alla chiaccheratissima corrente del sette volte presidente del Consiglio dei Ministri, Giulio Andreotti.

Ritorniamo adesso da dove siamo partiti.

Stavamo parlando, se non sbaglio, dell'ormai defunto Berlusconi e del redivivo Dell'Utri?

Entrambi sono sotto inchiesta a Firenze ed a Reggio Calabria, per concorso nelle stragi mafiose del 1993. L'accusa viene mossa nei loro confronti dagli autori materiali di dette stragi.

Berlusconi, come è noto, nel testamento ha lasciato 30 milioni di euro a Dell'Utri. Una sorta di liquidazione per comprare i suoi silenzi, sostengono in molti.

Quindi, anche dopo la sua morte, Berlusconi ha voluto essere generoso col suo grande amico e collaboratore di sempre. Collaboratore in tutto e per tutto. Per la verità fino al mese scorso, quando era ancora in vita, Berlusconi pagava 30/40 mila euro al mese, sempre a Dell'Utri, solo ed esclusivamente per tappargli la bocca.

Dell'Utri infatti si è sempre accollato, da solo, tutte quante le responsabilità. Anche quelle penali ovviamente, riguardanti i rapporti con la mafia e le aziende di Berlusconi. Ci riferiamo agli oltre 40 anni di rapporti tra Silvio Berlusconi e la mafia siciliana. Rapporti intrattenuti anche con la Ndrangheta e la Camorra e che risalgono agli anni Settanta. Questo è, e rimane, ad oggi, la tesi accusatoria di due Procure: quella di Firenze e quella di Reggio Calabria. Procure contro le quali si è scagliata la figlia di Silvio Berlusconi, Marino, accusandole di vilipendio di cadavere nei confronti di suo padre e di volere consumare una sorta di 'damnatio memoriae'. La figlia primogenita del compianto cavaliere Berlusconi dimentica comunque che, anche se è vero che suo padre è morto, Dell'Utri, il suo fac totum, è ancora vivo e, forse, di danni in giro ne sta continuando a fare parecchi.

Se qualcuno ancora vuole saperne di più sulla mafia siciliana, come ben potete constatare, oltre ai film c'è la realtà di oggi, di cui è difficile parlare.

Non possiamo dimenticare che non più di un paio di mesi fa, non appena un altro noto giornalista, Massimo Giletti, sempre sulla Sette, stava per andare in onda con un'altra trasmissione che riguardava proprio il caso Dell'Utri-Berlusconi, è successo un putiferio che, adesso è al vaglio della Procura della Repubblica di Firenze. L'editore dell'emittente in questione, Urbano Cairo, la stessa in cui lavorava il compianto Andrea Purgatori, morto come detto in modo sospetto da quanto si evince da una dettagliata denuncia dei familiari e dalle relative indagini in corso, non appena si stava per parlare dello stesso argomento relativo a Dell'Utri, è stato sollecitato e convinto non solo a non mandare in onda tale trasmissione, ma anche a licenziare, di punto in bianco, quel famoso giornalista di inchiesta.

Potremmo dire che, per sua fortuna, Giletti è ancora vivo mentre il povero Purgatori non è più in mezzo a noi.

Ecco che cosa si rischia in Italia oggi quando si parla dei rapporti tra mafia e politica.

Da 'Il giorno della civetta' di Leonardo Sciascia cos'è cambiato?

Forse poco o nulla.

Anzi no, dal 1994, anno dell'ultimo strage tentata allo stadio Olimpico di Roma, in cui avrebbero dovuto morire oltre 100 carabinieri, sono cambiate forse le tecniche per alimentare la strategia della tensione e per fare fuori la gente scomoda.

I mafiosi del terzo millennio in alcuni casi ricoprono direttamente incarichi parlamentari, o diventano ministri, come già sosteneva negli anni Ottanta il compianto giornalista Giuseppe Fava.

Oggi addirittura, alcuni mafiosi, indossano persino la toga o la divisa.

Link: https://www.raiplay.it/programmi/lapiovra

https://www.tokyvideo.com/it/video/il-padrino-1-guarda-il-film-completo-online