Alla Schanz: il silenzio prima del crollo

17.06.2026

Proprio oggi abbiamo presentato al tribunale una richiesta di revoca del provvedimento cautelare che ci impedisce di esprimerci pubblicamente sulla questione dell'acqua e delle acque reflue.

Nel frattempo, tuttavia, nuovi documenti, rilievi sul campo e ulteriori elementi emersi negli ultimi mesi stanno delineando un quadro che merita attenzione e un serio approfondimento tecnico.

Non intendo girare intorno alla questione.

A nostro avviso, informazioni rilevanti, procedimenti e circostanze significative non sono stati adeguatamente rappresentati nel corso della vicenda. Ed è proprio da qui che nasce la necessità di analizzare con attenzione una serie di eventi che, osservati nel loro insieme, pongono interrogativi che non possono essere ignorati.

Di cosa si tratta realmente?

La storia insegna che le grandi tragedie raramente nascono da un singolo errore. Molto più spesso sono il risultato di una concatenazione di omissioni, sottovalutazioni, controlli insufficienti, decisioni discutibili e, talvolta, dell'emarginazione di chi cerca di richiamare l'attenzione su un possibile rischio.

No, non sto affermando che sotto il monte Teufelstein si stia preparando una catastrofe.

Non sto dicendo che un evento tragico sia imminente.

Sto semplicemente osservando una serie di elementi che meritano di essere verificati con rigore scientifico e con la massima trasparenza.

Perché quando si parla di acqua, di geologia e della stabilità di un territorio montano, anche dettagli apparentemente piccoli possono avere un'importanza enorme.

E quando a valle vivono centinaia di persone, ignorare le domande non è mai una buona risposta.


Non siamo di fronte a una lite di vicinato né a un conflitto locale.
La vera questione riguarda un territorio caratterizzato da sorgenti documentate, da un substrato roccioso fratturato e da importanti modifiche del versante avvenute nel corso degli ultimi decenni.
La domanda che emerge è semplice quanto fondamentale: quest'area è stata realmente monitorata, studiata e controllata in misura proporzionata alla sua complessità geologica e idrogeologica?
Fino a quando questa domanda resterà senza una risposta chiara, ogni ulteriore approfondimento rappresenterà non solo un diritto dei cittadini, ma anche un dovere nei confronti della sicurezza del territorio e delle comunità che vi abitano.

Le catastrofi di Stava e Vajont – un monito per le aree montane

Le Alpi italiane hanno già conosciuto tragedie che hanno cambiato per sempre il modo di concepire la sicurezza delle opere idrauliche, la gestione del territorio e il rapporto tra l'uomo e l'ambiente montano.

La catastrofe di Stava, avvenuta il 19 luglio 1985, è considerata uno dei più gravi disastri industriali e ambientali della storia italiana. In seguito al cedimento di due bacini di decantazione situati nei pressi dell'abitato di Stava, in Trentino, circa 180.000 metri cubi di fango e residui minerari si riversarono nella valle. La colata distrusse intere porzioni degli abitati di Stava e Tesero, provocò la morte di 268 persone e devastò il territorio circostante. Le successive indagini accertarono gravi carenze tecniche, controlli insufficienti e la mancata considerazione di segnali di allarme già presenti da tempo.


Un simbolo ancora più drammatico delle conseguenze derivanti dalla sottovalutazione dei rischi geologici è rappresentato dalla tragedia del Vajont del 9 ottobre 1963.

Circa 260 milioni di metri cubi di roccia precipitarono dal Monte Toc all'interno del bacino artificiale della diga del Vajont. L'enorme massa d'acqua sollevata dalla frana generò un'onda che superò la sommità della diga, raggiungendo un'altezza superiore ai 200 metri e travolgendo Longarone e numerosi altri centri abitati della valle.

Morirono quasi duemila persone.

La diga rimase sostanzialmente intatta.

La causa della tragedia non fu il cedimento della struttura, bensì la sottovalutazione dei rischi geologici e l'ignorare gli avvertimenti provenienti da tecnici e studiosi che avevano segnalato da tempo l'instabilità del versante.

Proprio per questo motivo è fondamentale prestare la massima attenzione a tutti quei segnali che possono indicare alterazioni della stabilità di un pendio, infiltrazioni anomale d'acqua o modifiche artificiali del territorio.

L'analisi che segue si concentra quindi sull'area dello Schanzsattel, dove negli ultimi anni sono emersi diversi elementi che meritano un approfondimento indipendente, rigoroso e scientificamente fondato.



Schanzsattel: una storia di acqua, versanti e domande ancora senza risposta

A prima vista, lo Schanzsattel appare come un normale valico montano situato tra Fischbach e Stanz im Mürztal. Alcune abitazioni sparse sui pendii, boschi, una locanda di montagna e sorgenti che da decenni forniscono acqua agli abitanti della zona.

Chi vi arrivasse per la prima volta probabilmente non noterebbe nulla di insolito.

Eppure, è proprio in luoghi come questi che spesso si sviluppano vicende destinate a rimanere inosservate per anni.

Ciò che oggi viene discusso allo Schanzsattel non riguarda soltanto un impianto di depurazione, una sorgente o una controversia tra vicini.

Si tratta piuttosto di una serie di eventi che si intrecciano tra loro e che, osservati nel loro insieme, delineano un quadro che merita un'approfondita verifica tecnica e scientifica.

Acqua, geologia, modifiche del territorio, infrastrutture, documentazione storica e nuove osservazioni sul campo costituiscono elementi di una realtà complessa che non può essere ridotta a una semplice disputa locale.

La domanda centrale è un'altra:

le caratteristiche geologiche e idrogeologiche di quest'area sono state realmente monitorate e valutate nel corso degli ultimi decenni con l'attenzione che un territorio montano così sensibile richiede?

È proprio da questa domanda che prende avvio l'analisi che segue.

L'acqua che per decenni nessuno ha realmente verificato

Il primo problema rilevante riguarda il sistema stesso di approvvigionamento dell'acqua potabile.

Per decenni si è dato per scontato che tutto funzionasse correttamente. Gli abitanti erano convinti che la sorgente fosse sicura e che l'infrastruttura idrica rispettasse tutti i requisiti previsti dalla normativa.

Solo quando hanno iniziato a emergere domande sulla qualità dell'acqua e sullo stato tecnico degli impianti è affiorato un elemento particolarmente preoccupante.

Sebbene nel corso degli anni siano state effettuate analisi di base sulla qualità dell'acqua, la documentazione disponibile indica che il sistema nel suo complesso non sarebbe stato sottoposto a una verifica tecnica approfondita per circa trentasei anni.

La questione, quindi, non riguarda esclusivamente la qualità dell'acqua.

Riguarda anche lo stato delle condotte, la captazione della sorgente, le misure di protezione, la manutenzione dell'infrastruttura e, più in generale, la sicurezza complessiva dell'intero sistema.

Questa circostanza cambia radicalmente la prospettiva con cui il caso deve essere osservato.

Le preoccupazioni espresse da alcuni residenti non appaiono più come semplici timori o supposizioni prive di fondamento, ma come la reazione a un sistema che, secondo la documentazione disponibile, avrebbe operato per decenni senza una verifica tecnica completa e sistematica.

Proprio per questo motivo, le domande oggi sollevate meritano risposte chiare, documentate e scientificamente verificabili.



La locanda che avrebbe dovuto risolvere il problema

Il secondo capitolo di questa vicenda riguarda la locanda di montagna situata nell'area dello Schanzsattel.

Secondo le informazioni disponibili, già molti anni fa alcuni escursionisti e visitatori avevano segnalato criticità legate alla gestione delle acque reflue. La questione sarebbe successivamente giunta all'attenzione delle autorità competenti, con la conseguente richiesta di realizzare un moderno impianto biologico di trattamento delle acque reflue.

Sulla carta, la soluzione appariva semplice.

Un problema esistente avrebbe dovuto essere eliminato e sostituito da un sistema conforme alle normative vigenti e alle moderne esigenze di tutela ambientale.

È proprio a questo punto, tuttavia, che iniziano ad emergere interrogativi ai quali, ancora oggi, non sembrano essere state fornite risposte pienamente soddisfacenti.

Quando la realtà sul terreno non corrisponde alle aspettative

Quando un impianto biologico di depurazione funziona correttamente, ci si aspetta determinati risultati.

Non ci si aspetta la presenza di odori intensi e persistenti.

Non ci si aspetta un versante costantemente saturo d'acqua.

Non ci si aspetta superfici scure, viscide e dall'aspetto anomalo.

Non ci si aspetta ampie zone umide al di sotto del sistema di scarico.

E soprattutto non ci si aspetta la comparsa di nuove aree caratterizzate da fenomeni insoliti proprio nei punti in cui, secondo la logica progettuale del sistema, tali manifestazioni non dovrebbero verificarsi.

Per questo motivo l'attenzione si è progressivamente concentrata su una specifica porzione del versante situata al di sotto della struttura.

Durante i sopralluoghi sono stati osservati odori particolarmente intensi, superfici scivolose e condizioni di umidità persistente. Anche la vegetazione mostrava alterazioni difficilmente attribuibili a un fenomeno occasionale.

Non si trattava delle conseguenze di una singola precipitazione.

Non si trattava di un episodio isolato.

Si trattava invece di una situazione che, secondo le osservazioni raccolte nel tempo, tendeva a ripresentarsi con continuità.


Le fotografie hanno mostrato più delle parole

Il confronto tra le immagini storiche del 2009, 2012, 2013, 2024 e 2025 e le più recenti riprese effettuate con drone ha evidenziato un ulteriore elemento di interesse.

Il corridoio originario che in passato aveva attirato l'attenzione di residenti, escursionisti e autorità appare relativamente stabile.

Le modifiche più significative sembrano invece manifestarsi in un'altra porzione del versante.

Non è possibile affermare che tali cambiamenti siano stati causati dall'impianto di depurazione.

Sostenere una simile conclusione senza adeguate verifiche sarebbe irresponsabile.

È però possibile osservare che la coincidenza temporale tra l'entrata in funzione del nuovo sistema e le successive modifiche rilevate sul terreno solleva interrogativi che meritano una spiegazione tecnica e scientifica.

Ed è proprio questo lo scopo di qualsiasi indagine seria.

Non confermare conclusioni già decise in partenza.

Ma cercare risposte.

Le fotografie storiche, le ortofoto e le riprese aeree non costituiscono una prova definitiva di un rapporto causa-effetto. Rappresentano tuttavia uno strumento prezioso per individuare cambiamenti nel territorio, formulare ipotesi di lavoro e orientare successive verifiche specialistiche.

In altre parole, le immagini non forniscono ancora tutte le risposte.

Ma mostrano con sufficiente chiarezza che alcune domande meritano di essere poste.


Il campione che potrebbe fornire risposte decisive

Una verifica indipendente attraverso analisi di laboratorio

Tra le attività previste nell'ambito degli accertamenti figurano anche le analisi di laboratorio dei campioni di sedimenti e suolo prelevati nei punti in cui, durante i sopralluoghi, sono state osservate le anomalie più evidenti: odori intensi, superfici viscide, depositi scuri e fenomeni di infiltrazione ritenuti meritevoli di ulteriori verifiche.

I campioni sono stati raccolti proprio nelle aree che, sulla base delle osservazioni sul terreno, presentavano la maggiore probabilità di essere state esposte per lunghi periodi a contatti con acque potenzialmente contaminate.

Le analisi non saranno affidate a un laboratorio locale sconosciuto, ma ad ALS Limited, una delle più importanti e riconosciute reti internazionali di laboratori analitici. ALS opera in oltre 65 Paesi e i suoi risultati vengono utilizzati da enti pubblici, università, agenzie ambientali, industrie e gruppi investigativi internazionali per la valutazione di siti contaminati e problematiche ambientali.

Le analisi richieste riguarderanno in particolare:

  • idrocarburi di origine petrolifera;

  • oli minerali;

  • oli tecnici e lubrificanti;

  • sostanze chimiche comunemente associate a contaminazioni di origine industriale o civile.

L'obiettivo non è confermare una teoria preesistente.

L'obiettivo è verificare in modo indipendente se, in un ambiente montano naturale situato a circa 1.200 metri di altitudine, siano presenti sostanze che normalmente non dovrebbero trovarsi in quel contesto.

Se le analisi non evidenzieranno alcuna contaminazione, tale risultato avrà un valore scientifico tanto importante quanto l'eventuale individuazione di sostanze anomale.

Se invece dovessero emergere tracce di prodotti petroliferi o di altri contaminanti di origine antropica, si renderebbe necessario rispondere a una serie di ulteriori domande fondamentali:

Da dove provengono queste sostanze?

Da quanto tempo sono presenti nell'area?

Attraverso quali percorsi si diffondono nel sottosuolo e nel sistema di fratture della roccia?

Quale impatto potrebbero avere sulle sorgenti, sui corsi d'acqua e sulla stabilità del versante?

Per questo motivo i risultati delle analisi potrebbero assumere un'importanza che va oltre il solo Schanzsattel, interessando potenzialmente l'intero bacino idrografico situato a valle.

Il massiccio montuoso sopra la valle del Mürz

Le misurazioni effettuate indicano che l'area ritenuta potenzialmente più critica si trova a circa 1.166 metri sul livello del mare.

Da questo punto il versante degrada progressivamente verso la valle del Mürz.

I primi edifici abitati si trovano a circa 3,4 chilometri di distanza dall'area sorgente considerata, a una quota di circa 871 metri sul livello del mare.

Più a valle seguono ulteriori nuclei abitati situati a quote di circa 803 m, 780 m, 742 m, 724 m e 712 m sul livello del mare.

La valle prosegue poi in direzione di Teich, Stanz im Mürztal, Edelsdorf e infine verso la città di Kindberg, dove il terreno raggiunge quote intorno ai 560 metri sul livello del mare.

All'interno di quest'area vivono complessivamente circa 1.751 abitanti.

Si tratta quindi di un territorio che non può essere considerato isolato o privo di rilevanza per la popolazione locale.

Naturalmente, questi dati non dimostrano l'esistenza di un pericolo imminente.

Tuttavia evidenziano come eventuali alterazioni significative del regime idrico o della stabilità del versante, qualora dovessero verificarsi e venire confermate da future indagini tecniche, potrebbero avere effetti che andrebbero ben oltre l'area immediatamente circostante allo Schanzsattel.

È proprio per questo che le domande oggi aperte meritano risposte fondate su dati, misurazioni e valutazioni scientifiche indipendenti.



Una geologia che merita rispetto

I dati geologici ufficiali del GIS della Stiria indicano che l'intera area si sviluppa su un substrato costituito principalmente da:

  • Birkfelder Quarzphyllit

  • Phyllitischer Glimmerschiefer

  • Mürztaler Quarzphyllit

Per chi non ha una formazione geologica, questi nomi possono apparire complessi e privi di particolare significato.

Per un geologo, invece, rappresentano informazioni fondamentali.

Non si tratta infatti di un massiccio compatto di granito o di un blocco uniforme di calcare duro.

Si tratta di rocce metamorfiche caratterizzate da una marcata struttura stratificata e da un esteso sistema naturale di fratture e discontinuità.

Ed è proprio attraverso queste fratture che l'acqua può muoversi in modo particolarmente efficace all'interno del sottosuolo.

Di conseguenza, l'acqua non è necessariamente costretta a seguire esclusivamente il percorso visibile in superficie.

Può infiltrarsi in profondità, attraversare il sistema di fratture della roccia, modificare il proprio percorso e riemergere a grande distanza dal punto in cui era originariamente penetrata nel terreno.

In contesti geologici di questo tipo, la presenza di una sorgente, di una zona umida o di un punto di infiltrazione non implica necessariamente che l'origine dell'acqua si trovi nelle immediate vicinanze.

Al contrario, il sistema può essere alimentato da percorsi sotterranei complessi e da connessioni idrogeologiche che si sviluppano per centinaia di metri, talvolta anche oltre.

È proprio questa caratteristica che rende tali territori particolarmente sensibili dal punto di vista idrogeologico.

Comprendere come si muove l'acqua all'interno di un ambiente fratturato è spesso molto più complesso che studiare un semplice corso d'acqua superficiale.

Per questo motivo, in aree caratterizzate da sorgenti, infiltrazioni, modifiche del drenaggio naturale o interventi sul versante, la conoscenza della geologia locale diventa un elemento essenziale per valutare correttamente il comportamento del sistema idrico e l'evoluzione del territorio nel tempo.

In altre parole, in un ambiente come quello dello Schanzsattel, l'acqua non segue sempre il percorso più evidente.

Spesso segue quello nascosto all'interno della montagna.



La distanza stradale non è la distanza del rischio

Quando si analizzano possibili movimenti dell'acqua, dei sedimenti o dei materiali di versante, non è sufficiente considerare la sola distanza lungo la rete stradale.

I primi edifici abitati si trovano infatti a circa 3,2 chilometri dall'area potenzialmente sorgente se la distanza viene misurata seguendo le strade esistenti e i tornanti che attraversano il territorio montano.

Questa misura, tuttavia, rappresenta una distanza viaria e non la reale distanza geomorfologica che separa il versante dalle aree abitate situate più a valle.

L'acqua, le infiltrazioni e gli eventuali processi gravitativi non seguono il percorso delle strade.

Seguono invece la morfologia del terreno, le linee di massima pendenza, le depressioni naturali, i sistemi di fratture delle rocce, le linee di drenaggio e il gradiente idraulico più favorevole.

Per questo motivo, dal punto di vista idrogeologico e geomorfologico, assume maggiore importanza la linea di massima pendenza che collega l'area superiore del versante ai primi edifici abitati.

L'analisi del profilo altimetrico ottenuto mediante Google Earth mostra che questa linea naturale misura circa 1.383 metri.

Lungo tale percorso il terreno scende da circa 1.160,9 metri sul livello del mare fino a circa 875,1 metri sul livello del mare, con un dislivello complessivo di circa 285,8 metri.

Parametri morfologici principali

Parametro Valore
Distanza lungo la strada fino ai primi edifici abitati circa 3,2 km
Linea naturale di massima pendenza circa 1,38 km
Punto più elevato del profilo 1.160,9 m s.l.m.
Punto più basso del profilo 875,1 m s.l.m.
Dislivello complessivo 285,8 m
Pendenza media circa 20,7 %
Inclinazione media circa 11,7°
Mediana delle pendenze (Google Earth) 11,1°
Pendenza massima locale (Google Earth) 22,7°

Questi dati mostrano che tra l'area potenzialmente sorgente e i primi edifici abitati esiste una distanza gravitativa relativamente breve, associata a un significativo dislivello altimetrico.

Allo stesso tempo, il territorio non è costituito da un semplice pendio uniforme.

Il modello digitale del terreno evidenzia un sistema complesso di segmenti di versante, depressioni naturali e linee di drenaggio che possono influenzare il percorso delle acque superficiali e sotterranee.

Da un punto di vista tecnico è quindi fondamentale distinguere tra la distanza percorsa da un veicolo e la reale distanza geomorfologica attraverso la quale acqua, infiltrazioni e processi naturali possono propagarsi.

La strada può superare i tre chilometri di lunghezza.

La gravità, invece, cerca sempre il percorso più breve.

In questo caso, tale distanza è di appena 1,3–1,4 chilometri!



Antiche sorgenti e nuove domande

Un aspetto particolarmente interessante è che la regione dello Stanzertal viene considerata una delle aree idrogeologicamente più affascinanti della Stiria.

Nelle sue ricerche scientifiche, l'idrogeologo Prof. Hilmar Zetinigg ha descritto la presenza di numerose sorgenti, acque minerali e persino emissioni naturali di anidride carbonica, fenomeni strettamente collegati a profonde strutture geologiche e sistemi di faglia presenti nel sottosuolo.

Secondo i risultati del suo lavoro, molte delle acque minerali della zona risultano associate a fratture tettoniche e zone di discontinuità che consentono all'acqua di migrare attraverso le parti più profonde del massiccio roccioso.

Questo significa che l'acqua presente nella regione non segue necessariamente uno schema semplice, composto da una singola sorgente alimentata da un unico bacino locale.

Al contrario.

Ci troviamo di fronte a un sistema complesso costituito da infiltrazioni, fratture, percorsi sotterranei, sorgenti e punti di emergenza che possono essere interconnessi tra loro.

In un contesto geologico di questo tipo, l'acqua può percorrere tragitti lunghi e complessi, modificare la propria direzione di flusso e riemergere anche a notevole distanza dal punto in cui si è infiltrata nel sottosuolo.

Proprio per questo motivo la comprensione dei movimenti dell'acqua all'interno del territorio rappresenta un elemento fondamentale.

Senza una conoscenza approfondita dei percorsi idrogeologici, infatti, diventa difficile valutare correttamente l'origine delle sorgenti, il comportamento delle infiltrazioni, la diffusione di eventuali contaminanti e le possibili interazioni tra le diverse componenti del sistema idrico sotterraneo.

In altre parole, nello Stanzertal l'acqua non segue necessariamente il percorso più evidente.

Spesso segue quello nascosto all'interno della montagna.



Una singolare coincidenza temporale

L'analisi delle ortofoto storiche e dei livelli cartografici GIS ha portato alla luce un ulteriore elemento degno di attenzione.

L'antico canale di drenaggio che, circa dieci anni fa, attirò l'attenzione di un escursionista e che successivamente divenne oggetto di interesse da parte delle autorità investigative, presenta caratteristiche differenti rispetto alle più recenti linee di drenaggio visibili nelle immagini e nei dati cartografici attuali.

Secondo le informazioni disponibili, le modifiche più significative sembrano manifestarsi proprio nel periodo in cui il nuovo impianto biologico di trattamento delle acque reflue avrebbe dovuto entrare pienamente in funzione.

Naturalmente, una semplice coincidenza temporale non costituisce una prova.

Non dimostra un rapporto di causa ed effetto.

Rappresenta tuttavia un elemento che giustifica una domanda legittima:

tutte le modifiche intervenute nel sistema di drenaggio del versante sono state adeguatamente documentate, monitorate e valutate dal punto di vista tecnico?

È proprio a questo che dovrebbe servire un'indagine approfondita.

Non a confermare conclusioni già formulate in precedenza.

Ma a comprendere cosa sia realmente accaduto.

Cosa mostrano le osservazioni sul terreno

Nel corso delle attività di sopralluogo e documentazione sono stati individuati diversi elementi meritevoli di ulteriori approfondimenti:

  • numerosi punti di infiltrazione e fuoriuscita d'acqua;

  • modifiche nelle linee di deflusso superficiale;

  • interventi artificiali di modellazione del terreno;

  • un esteso rilevato realizzato all'interno dell'area di versante;

  • zone caratterizzate da marcata saturazione idrica e ristagni persistenti.

Presi singolarmente, questi elementi non costituiscono una prova dell'esistenza di un pericolo imminente.

Né consentono di formulare conclusioni definitive.

Tuttavia indicano la presenza di condizioni che meritano una valutazione specialistica approfondita.

In particolare, tali osservazioni suggeriscono l'opportunità di realizzare uno studio idrogeologico e geotecnico dettagliato, finalizzato a comprendere il comportamento delle acque superficiali e sotterranee, la stabilità del versante e l'evoluzione del sistema nel tempo.

Questa esigenza appare ancora più rilevante considerando che a valle del pendio sono presenti edifici abitati e che l'intera area risulta collegata a corsi d'acqua che drenano verso la valle del Mürz.

Comprendere come l'acqua si muove all'interno di questo ambiente montano non è soltanto una questione scientifica.

È un passaggio essenziale per valutare correttamente il territorio e garantire che eventuali criticità vengano identificate e comprese prima che possano trasformarsi in problemi più gravi.



Anche esperti internazionali cercheranno le risposte

L'importanza di questa vicenda va ben oltre i confini dello Schanzsattel.

Nel corso dei sopralluoghi sul terreno erano presenti diversi osservatori indipendenti e persone impegnate da anni nella tutela dell'ambiente e dell'interesse pubblico. Tra questi figurano l'ex sindaco e attivista civico Franco De Zordo, il giornalista investigativo Milan Mišík e il documentarista Richard Ruckschloss.

La documentazione raccolta – comprese le analisi cartografiche, le ortofoto storiche, la documentazione fotografica, le riprese effettuate con drone, i dati geologici e i futuri risultati delle analisi di laboratorio – sarà successivamente sottoposta anche alla valutazione di esperti italiani che da anni si occupano di rischi geologici, dissesti idrogeologici e studio delle grandi catastrofi ambientali.

Tra le persone che hanno manifestato un interesse preliminare per l'esame dei dati figurano anche studiosi e ricercatori legati alla memoria e all'analisi della tragedia del Vajont, ancora oggi considerata uno dei più significativi esempi europei delle conseguenze derivanti dalla sottovalutazione dei rischi geologici e idrogeologici.

Tra questi vi sono Tiziano Dal Farra, da oltre vent'anni impegnato nella raccolta, nello studio e nella divulgazione della documentazione storica relativa alla catastrofe del Vajont, e Angelo Scassa, ingegnere e osservatore tecnico che da anni si occupa di sicurezza, valutazione critica della documentazione tecnica e monitoraggio delle problematiche legate alla stabilità dei versanti e alla gestione del territorio.

L'obiettivo del loro coinvolgimento non è formulare conclusioni anticipate.

Al contrario.

Lo scopo è sottoporre i dati raccolti a una valutazione indipendente, multidisciplinare e il più possibile oggettiva, confrontando osservazioni di campo, documentazione storica, informazioni geologiche e risultati analitici.

Proprio questo confronto tra competenze diverse rappresenta uno degli strumenti più efficaci per comprendere fenomeni complessi, soprattutto quando riguardano territori montani caratterizzati da una geologia articolata, da sistemi idrici sotterranei e da possibili interazioni tra attività umane e ambiente naturale.

Le risposte definitive non arriveranno dalle ipotesi.

Arriveranno dai dati.

Ed è esattamente questo il percorso che le attività di verifica intendono seguire.


Tiziano Dal Farra – ricercatore e documentarista della tragedia del Vajont

Tiziano Dal Farra è un attivista civico, divulgatore e ricercatore italiano da molti anni impegnato nello studio della tragedia del Vajont, una delle più gravi catastrofi tecniche e ambientali dell'Europa del dopoguerra.

Da oltre vent'anni il suo nome è strettamente legato alla documentazione degli eventi che culminarono il 9 ottobre 1963, quando una gigantesca frana precipitò nel bacino artificiale del Vajont generando un'onda devastante che distrusse Longarone e numerosi altri centri abitati, causando la morte di quasi duemila persone.

Una ricerca lunga decenni

Nel corso degli anni Dal Farra ha raccolto e studiato documenti storici, archivi, relazioni tecniche, pubblicazioni scientifiche e testimonianze dirette riguardanti le cause e le conseguenze della tragedia del Vajont.

È fondatore e curatore del progetto Vajont.info, considerato oggi uno dei più ampi archivi indipendenti dedicati alla memoria e alla documentazione della catastrofe.

Attraverso questo lavoro ha contribuito a preservare un patrimonio storico di grande valore e a mantenere viva l'attenzione pubblica sull'importanza dell'analisi dei rischi geologici e idrogeologici.

Attività pubblica e tutela della memoria storica

Nel corso della sua attività ha partecipato a numerosi incontri pubblici, dibattiti e iniziative culturali dedicati alle cause del disastro, alle responsabilità istituzionali e alla necessità di una corretta valutazione dei rischi connessi alle grandi opere e alla gestione del territorio.

Gran parte del suo impegno è stato dedicato alla tutela della memoria delle vittime del Vajont e alla diffusione della consapevolezza riguardo alle conseguenze che possono derivare dall'ignorare segnali di allarme provenienti dalla geologia, dall'idrologia e dalle osservazioni tecniche.

La sua attività è spesso richiamata come esempio di impegno civile volto a conservare la memoria storica e a promuovere una cultura della prevenzione fondata sulla conoscenza dei fatti e sulla trasparenza delle informazioni.

Oggi

Oggi Tiziano Dal Farra è considerato una delle figure civiche più conosciute e rispettate nell'ambito della documentazione storica della tragedia del Vajont.

Grazie a decenni di studio, alla raccolta di materiali originali e alla continua attività divulgativa, viene frequentemente consultato quando si affrontano temi legati alla memoria del Vajont, alla sicurezza del territorio, ai rischi ambientali e alla responsabilità delle istituzioni nella tutela della vita umana e dell'ambiente.

La sua esperienza rappresenta un importante punto di riferimento per chiunque voglia comprendere non soltanto ciò che accadde nel Vajont, ma anche le lezioni che quella tragedia continua a trasmettere alle generazioni presenti e future.


Ing. Angelo Scassa – ingegnere, docente e instancabile difensore della legalità

Angelo Scassa

L'Ing. Angelo Scassa (nato a Torino il 1° febbraio 1963) è un ingegnere meccanico, docente e attivista civico italiano, il cui nome negli ultimi anni è stato strettamente associato alla comunità di Cibiana di Cadore, in provincia di Belluno.

Nel territorio veneto è conosciuto non soltanto come professionista dotato di una solida preparazione tecnica, ma anche come figura impegnata nella promozione della trasparenza amministrativa, del rispetto della legalità e del controllo civico delle istituzioni pubbliche.

Percorso professionale e competenze tecniche

Dopo aver completato gli studi in ingegneria meccanica, ha dedicato la propria carriera sia all'attività professionale sia all'insegnamento.

Nel corso degli anni si è occupato dell'analisi di normative tecniche, requisiti di sicurezza, impianti industriali, infrastrutture e sistemi meccanici complessi.

Il suo approccio professionale è caratterizzato da una particolare attenzione ai dati tecnici, alla verifica documentale e alla necessità di basare ogni valutazione su elementi oggettivi e verificabili.

Questa impostazione metodologica lo ha portato progressivamente a esaminare anche perizie tecniche, consulenze specialistiche e documentazioni utilizzate in procedimenti amministrativi e giudiziari.

L'impegno civile e l'attenzione alle criticità del sistema

Angelo Scassa è diventato noto al grande pubblico soprattutto per il suo impegno nel segnalare possibili criticità nei procedimenti tecnici, nelle consulenze specialistiche e nei meccanismi di controllo della pubblica amministrazione.

Nel Veneto ha analizzato numerosi casi riguardanti opere pubbliche, documentazione tecnica e questioni legate alla sicurezza del territorio, evidenziando in diverse occasioni incongruenze documentali, problemi di controllo tecnico e aspetti che, a suo giudizio, meritavano ulteriori verifiche.

Nel corso degli anni il suo impegno ha progressivamente superato i confini della dimensione locale.

Ha partecipato a incontri pubblici, dibattiti e iniziative civiche dedicate alla trasparenza amministrativa, alla corretta applicazione delle normative e alla tutela dei diritti dei cittadini.

Le sue osservazioni e i suoi interventi sono stati spesso accompagnati dalla presentazione di documentazione tecnica e da richieste di approfondimento rivolte alle competenti autorità istituzionali.

Attività presso le istituzioni

Nell'ambito della sua attività civica ha indirizzato segnalazioni e richieste di verifica a diverse istituzioni italiane, compresi organi di rilevanza nazionale, allo scopo di richiamare l'attenzione su situazioni che riteneva meritevoli di ulteriori controlli o valutazioni.

Il suo operato si è concentrato in particolare sui temi della responsabilità amministrativa, della correttezza procedurale e della necessità di garantire un adeguato livello di controllo nelle decisioni che possono incidere sulla sicurezza dei cittadini e sulla gestione del territorio.

L'impegno nella vita pubblica

Nel 2026 ha deciso di portare il proprio impegno civico anche sul piano politico-amministrativo, candidandosi alle elezioni comunali nel comune di Cibiana di Cadore.

La sua candidatura era orientata alla promozione di una gestione amministrativa improntata alla trasparenza, alla legalità, alla competenza tecnica e alla partecipazione dei cittadini alle decisioni pubbliche.

Oggi

Oggi Angelo Scassa è considerato una figura che unisce competenze tecniche, esperienza professionale e impegno civico.

Il suo nome è frequentemente associato a iniziative finalizzate alla trasparenza della pubblica amministrazione, alla tutela della legalità e alla verifica indipendente di questioni tecniche e ambientali che possono avere conseguenze sulla sicurezza delle comunità locali.

Attraverso il suo lavoro continua a sostenere l'importanza dell'analisi critica dei dati, del confronto aperto e della responsabilità delle istituzioni nei confronti dei cittadini e del territorio.


Non si tratta di sensazionalismo. Si tratta di prevenzione.
Le più grandi catastrofi europee non si sono verificate perché mancavano i segnali di allarme.
Si sono verificate perché quei segnali sono stati ignorati.
Lo Schanzsattel oggi non è il Vajont.
Nessuno sostiene che domani si verificherà una catastrofe.
Esistono però sufficienti elementi per indurre la comunità scientifica e tecnica a interrogarsi seriamente su una questione fondamentale: il territorio è stato realmente monitorato negli ultimi decenni con un livello di attenzione adeguato alla sua complessità geologica e idrogeologica?
Ed è proprio per questo che oggi è necessario abbandonare le impressioni, le supposizioni e le contrapposizioni personali per concentrarsi su ciò che conta davvero:
dati, misurazioni, cartografie, analisi e valutazioni tecniche indipendenti.
Solo attraverso un approccio fondato sull'evidenza scientifica sarà possibile ottenere risposte credibili, sia per i cittadini che vivono nel territorio sia per gli esperti chiamati a valutarlo.

Fonti e documentazione utilizzata

Fonti geologiche e idrogeologiche

  • Carte geologiche e livelli specialistici del GIS Steiermark;

  • Modelli digitali del terreno e profili altimetrici ottenuti tramite Google Earth Pro;

  • Ortofoto storiche e immagini aeree degli anni 2009, 2012, 2013, 2024 e 2025;

  • Letteratura scientifica relativa all'idrogeologia della regione dello Stanzertal;

  • Studi del Prof. Hilmar Zetinigg dedicati alle sorgenti minerali, alle emissioni naturali di CO₂ e alle strutture idrogeologiche dell'area dello Stanzertal.

Fonti cartografiche e topografiche

  • Google Earth Pro – profili altimetrici, misurazioni delle distanze e analisi morfologiche;

  • Ortofoto digitali della Stiria;

  • GIS Steiermark – geologia, corsi d'acqua, dati catastali e modello digitale del terreno;

  • Misurazioni GPS effettuate durante i sopralluoghi.

Documentazione idrica e tecnica

  • Concessione idrica della Wassergenossenschaft Schanzsattel del 13 giugno 1990;

  • Documentazione disponibile relativa all'approvvigionamento di acqua potabile e alla captazione della sorgente;

  • Informazioni tecniche e documentazione disponibile sul sistema di trattamento delle acque reflue dell'area Schanzsattel.

Analisi di laboratorio

  • Agrolab Österreich – analisi dell'acqua potabile;

  • ALS Czech Republic / ALS Limited – analisi ambientali e delle acque;

  • Analisi programmate di sedimenti e terreni previste per il 2026.

Documentazione amministrativa e decisioni ufficiali

  • Documentazione della Bezirkshauptmannschaft Mürzzuschlag;

  • Documentazione della Bezirkshauptmannschaft Weiz;

  • Provvedimenti disponibili in materia ambientale e di diritto delle acque;

  • Corrispondenza ufficiale e prese di posizione connesse ai procedimenti in corso.

Casi storici di riferimento

Disastro di Stava (1985)

  • Rapporti investigativi relativi alla catastrofe di Stava;

  • Fondazione Stava 1985;

  • Pubblicazioni scientifiche dedicate alle cause e alle conseguenze del cedimento dei bacini di decantazione.

Disastro del Vajont (1963)

  • Documentazione storica e archivi relativi alla tragedia del Vajont;

  • Progetto Vajont.info;

  • Letteratura specialistica sulla geologia del Monte Toc e della diga del Vajont;

  • Studi geotecnici e idrogeologici sulle cause della catastrofe.

Documentazione e attività sul campo

  • Documentazione fotografica realizzata dagli autori negli anni 2025–2026;

  • Riprese aeree effettuate mediante drone;

  • Confronto storico tra immagini aeree e satellitari;

  • Osservazioni sul terreno relative a infiltrazioni, linee di drenaggio e modificazioni della vegetazione;

  • Misurazioni di distanze, pendenze e profili altimetrici.

Consultazioni e contributi specialistici

  • Franco De Zordo – ex sindaco e attivista civico;

  • Tiziano Dal Farra – ricercatore e documentarista della tragedia del Vajont;

  • Ing. Angelo Scassa – ingegnere meccanico e attivista civico.

Avvertenza

Il presente documento non costituisce una perizia tecnica definitiva.

Il suo obiettivo è documentare dati disponibili, osservazioni sul campo, misurazioni, fonti storiche e questioni ancora aperte che, secondo gli autori, meritano una verifica indipendente di natura idrogeologica, geotecnica e ambientale.

Le conclusioni definitive potranno essere formulate esclusivamente sulla base di analisi specialistiche, rilievi tecnici e valutazioni scientifiche effettuate dagli organismi e dagli esperti competenti.

https://historyofgeology.fieldofscience.com/2010/07/july-19-1985-val-di-stava-dam-collapse.html

https://youtu.be/gsSn8-u38pg?si=GZSFBgGpHPWRQ6Yl

https://youtu.be/WHPSZ6yZ6qY?si=uwtKXG7Bb7lcqDHp


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